Attenzione
Sos per le trasfusioni del marito malato
L’appello della moglie: «Ha il sarcoma di Ewing e necessita del servizio a casa». L’Asl s’impegna a risolvere il caso
PORCARI. Si è rivolta al Tirreno per raccontare il caso di suo marito, 38 anni e una grave patologia, il sarcoma di Ewing, e per chiedere se c’è la possibilità di effettuare a domicilio, senza dover andare avanti e indietro dall’ospedale con il congiunto allettato, le trasfusioni di sangue di cui necessita. Agli uffici dell’Asl e alle associazioni di volontariato cui si era rivolta non aveva avuto le risposte sperate. «Per le trasfusioni di sangue non basta l’infermiere, è necessaria la presenza di un medico anche generico e non siamo in grado di effettuare questo servizio», era stata la risposta. Attraverso Il Tirreno però adesso il suo caso potrebbe trovare una soluzione.La nostra redazione ha infatti contattato la direzione dell’Asl e la responsabile dei servizi territoriali della Piana, la dottoressa Cristina Petretti, che stamani sarà a disposizione della moglie del paziente per affrontare la questione.
«Abbiamo una convenzione con l’Ail - spiega la dottoressa Petretti - attraverso la quale forniamo questo servizio a 11 pazienti nella Piana di Lucca. Devo dire però che di questo caso non eravamo a conoscenza, forse c’è stato un difetto di informazione. Mi sembra strano che nessuno abbia dato alla signora le indicazioni corrette».
«Questo tipo di attività - aggiunge la dottoressa Petretti - è piuttosto complessa e va concordata e programmata. Aspetterò che la signora mi contatti per vedere come procedere e fare prendere questo caso in carico ai servizi territoriali».
Lei, Chiara Martini, commessa, residente a Porcari, è una donna forte e coraggiosa. Sta lottando contro la burocrazia per aiutare il marito allettato dopo gli interventi chirurgici a cui è stato sottoposto per la malattia che lo ha attaccato. «Da marzo mio marito - racconta a Il Tirreno - ha bisogno di continue trasfusioni di sangue e deve sottoporsi a chemioterapia a domicilio. Da tre mesi è allettato con problemi ad entrambi i reni e la disarticolazione dell’anca. Su consiglio del medico ho attivato il servizio domiciliare. Perché mio marito, affetto da sarcoma di Ewing, ha bisogno di un’assistenza continua. Mi sono rivolta alle associazioni presenti sul territorio (Il Cuore oncologico e la don Baroni). Ma entrambe non possono garantirmi il servizio per un semplice motivo. Le trasfusioni durano tra le due ore e mezzo e le tre ore ed è indispensabile, per legge, la presenza di un medico durante l’intera fase. Non credo sia giusto, per una persona già sofferente, essere costretta a continui ricoveri ospedalieri per effettuare le trasfusioni. A mio avviso non è giusto che ogni volta esser fatto salire su un’ambulanza e trasportato al centro trasfusionale quando, date le sue condizioni, la presenza di un medico specializzato a casa durante il ricambio del sangue risolverebbe il problema».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
