Il dolore
«Va garantito il posto di lavoro dei 58 addetti»
PORCARI. Preoccupazione tra i sindacati per le sorti dei lavoratori della Eurosak, piombato nel caos dopo che la sentenza della Corte di Appello di Firenze ha accolto il ricorso della famiglia...
PORCARI. Preoccupazione tra i sindacati per le sorti dei lavoratori della Eurosak, piombato nel caos dopo che la sentenza della Corte di Appello di Firenze ha accolto il ricorso della famiglia Colombini, i vecchi proprietari della storica azienda di imballaggi industriali di Porcari, ribaltando la sentenza di primo grado del tribunale fallimentare.
Le parti sociali chiedono di aprire urgentemente un tavolo di crisi con la curatela e il coadiutore e le istituzioni.
Un futuro che si profila a tinte cupe per gli oltre cinquanta dipendenti dell'azienda che avevano intravisto uno spiraglio di luce con l’affittanza alla Selene.
«Abbiamo contattato la curatrice Del Prete e il coadiutore Carlesi per un incontro ufficiale, al quale invitare anche le istituzioni, in primis il sindaco di Porcari e la Provincia – dicono i rappresentanti sindacali Pierotti (Csil) e Rossi (Cgil) – vogliamo capire che cosa succederà nell'interesse dei lavoratori che devono avere delle certezze e non essere lasciati alla deriva. Ci sono 58 famiglie da sfamare e procedure di mobilità e cassa integrazione già aperte. C'è una gestione provvisoria fino al 30 giugno.
«Abbiamo accettato tutto - aggiungono i sindacalisti - ma ora i dipendenti della Eurosak hanno diritto a sapere e cercheremo di mettere in campo tutte le azioni possibili per garantire loro un futuro, naturalmente nel rispetto delle sentenze dei tribunali.
«Purtroppo la vicenda è precipitata quando la crisi sembrava vicina ad una soluzione e i sindacati non sono stati nemmeno interpellati della decisione della corte d'appello. Mandare i carabinieri nell'azienda non serve a nulla. Ci vuole un confronto a tutto campo per garantire i lavoratori».
I sindacati precisano di non avere sottoscritto l'accordo in attesa sia della sentenza sia delle decisioni di Selene.
«Le Rsu - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - non hanno firmato il contratto, come previsto dal bando, in quanto attendevamo di conoscere il piano industriale ed occupazionale di Selene. Adesso la situazione è cambiata di colpo».
Attualmente su 76 lavoratori iniziali sono circa 50 quelli impiegati nell'esercizio provvisorio, 11 hanno beneficiato della cassa integrazione straordinaria (la procedura è stata approvata dal Ministero, ma per i pagamenti si dovrà attendere ancora qualche mese), mentre qualche altro operaio ha trovato altre sistemazioni.
La preoccupazione per la salvaguardia del posto di lavoro è ovviamente grande, ci sono famiglie, quasi tutte, che dipendono quasi esclusivamente dal salario Eurosak e senza una soluzione positiva della vicenda ci si troverebbe di fronte a veri e propri drammi sociali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google