Il Tirreno

Lucca

Muore l’uomo delle Twin Towers

di Azelio Biagioni

Dopo anni in America, si spegne nella sua Castelnuovo il capocantiere delle Torri gemelle

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CASTELNUOVO. Una parte di lui se ne era andata undici anni fa, quel maledetto 11 settembre del 2001 quando ci fu l’attentato alle Torri Gemelle.

Ruggero Tortelli le aveva viste crescere, aveva lavorato alla loro costruzione per farle diventare un simbolo, che tale è rimasto anche dopo la distruzione. Aveva gioito quando quei grattacieli furono terminati e sofferto quando la furia del terrorismo li spazzò via. Ora anche Ruggero se n’è andato. Lunedì mattina ha smesso di vivere all’età di 83 anni, la maggior parte dei quali vissuti in America.

La morte lo ha colto a Castelnuovo dove, a Cerretoli, trascorreva circa metà dell’anno. Dopo la pensione arrivata nel 1992, infatti, passava tanto tempo nella terra natia. Non aveva mai voluto spezzare quel legame forte, che lo univa alla sua gente ed ai suoi ricordi di bambino. Attualmente viveva a Sarasota in Florida con la moglie Nina per stare più vicino alla minore delle tre figlie.

I funerali si sono svolti nel pomeriggio di mercoledì nel duomo di Castelnuovo, poi la salma è stata tumulata nel cimitero cittadino.

Una vita - quella di Ruggero Tortelli - che cambia radicalmente quando, nel 1949, decide di partire per gli Stati Uniti in cerca di fortuna.

A New York – dove abitava uno zio - inizia a lavorare in una fabbrica di statuine di gesso, poi cambia attività e si ritrova all’Angeletti, una ditta italo-americana che operava nel settore del marmo.

È lo stesso Ruggero Tortelli che racconta, in un memoriale scritto di suo pugno, l’umanità e la grandezza del signor Angeletti che dopo quattro anni gli affida tutte le responsabilità della ditta tanto da nominarlo suo braccio destro. Con lui ha lavorato per più di vent’anni. Fra i lavori che ha diretto ci sono il cimitero di Francklyn a Hartsdale, il centro di medicina di Rockeffeller, Madison Square Garden, l’edificio della General Motors e le Torri Gemelle. «L’ultimo lavoro che l’Angeletti ha fatto è quello delle Torri Gemelle – ricorda Tortelli nel suo scritto -. Abbiamo iniziato nel 1971 e finito nel 1973. C’erano tre fabbriche di marmo che lavoravano dentro le torri. Ero il caporeparto per l’Angeletti. C’era tanto da fare. Il marmo è passato tra le mie mani. Mai avrei immaginato che questo grande e bel lavoro sarebbe stato distrutto. L’11 settembre 2001 quando ho visto le torri cascare mi sentivo male».

Tortelli ha poi provveduto, una volta finita l’esperienza all’Angeletti che chiuse i battenti, alla ripulitura del marmo alla Grand central station di New York (la stazione più importante della metropoli americana). Con un particolare procedimento fece tornare il travertino romano come nuovo. E da quel momento fu investito dell’incarico di “capo del marmo alla stazione di Grand Central”, doveva insegnava agli operai come ripulire il marmo, e il suo appellativo fu “Richie, l’uomo di marmo”.

«Ho iniziato a ricevere tanto rispetto – racconta ancora nel suo memoriale – e mi chiamavano per le riunioni alla Grand Central, dove ho conosciuto Jacqueline Kennedy. A quei tempi lei era presidente del comitato per salvare il monumento della stazione. Ogni volta che c’erano dei rinfreschi mi invitava. Era una donna meravigliosa».

Nel 1982 la compagnia dei treni cambia da Conrail a Metro-North. Tortelli viene nominato capo degli operai delle pulizie ed elettricità delle linee Harlem, Hudson, Port Jervis e Connecticut. In quel periodo, da solo gestisce 92 stazioni. E continuava - allora e per lo ha fatto per tutto il resto della sua vita - a mantenere vivo il suo amore per il marmo, prestando la sua opera di consulente fino al 1992, quando decise di andare in pensione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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