Il dolore
La corte d’Appello revoca il fallimento dell’Eurosak
La decisione dei giudici fiorentini sul reclamo proposto dall’ex proprietario forse sarà impugnata dal giudice delegato. E ieri sono intervenuti i carabinieri
PORCARI. Altro che soluzione del caso Eurosak con l’affittanza alla Selene di Pontetetto. Ieri mattina si è consumato il colpo di scena che ha creato strascichi poco piacevoli con l’intervento, verso le 14,30 del pomeriggio, dei carabinieri di Capannori che, su mandato del giudice, hanno calmato gli animi. Ma all’orizzonte si profila una guerra a colpi di carta bollata. Il motivo? La corte d’Appello di Firenze (presidente Luigi Grimaldi, consigliere Eugenia Di Falco, relatore Adone Orsucci) ha revocato il fallimento dell’Eurosak datato 24 gennaio 2012 omologando il concordato preventivo in continuità. Fallimento causato dalla ferma opposizione del Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) al piano di salvataggio. Perché Conai veniva indicata come creditore chirografario che avrebbe dovuto accettare il 12% previsto dal piano messo a punto dall’azienda anzichè, come riteneva, creditore privilegiato (97,50%). Che su un importo di quasi 8 milioni di euro avrebbero portato al crac il Conai. La sentenza della corte d’Appello non ritiene con certezza la natura del debito Conai appartenere alla categoria dei creditori privilegiati. Adesso c’è il rischio che tutto torni indietro di cinque mesi e l’azienda torni nella disponibilità della famiglia Colombini per dar via al concordato. Ma alla decisione della corte d’Appello può opporsi il giudice delegato ai fallimenti, Giacomo Lucente, ricorrendo in Cassazione. La sentenza non è immediatamente esecutiva e il tribunale ha 30 giorni di tempo per prendere una decisione. Se ricorre in Cassazione tutto resta congelato. «Leggeremo la sentenza e poi decideremo con serenità» si limita a sottolineare il giudice. In attesa della notifica l’Eurosak va avanti con l’esercizio provvisorio che scade il 30 giugno. La situazione è caotica con i lavoratori (45 impiegati nell’esercizio provvisorio, 11 in cassa integrazione) che sono disorientati e temono per il loro futuro.
Blitz della famiglia Colombini. Appena avuta la copia della sentenza della corte d’Appello i Colombini si sono precipitati in azienda convinti di poter rientrare in possesso dell’azienda nell’immediatezza. C’è voluta un’ordinanza firmata del giudice delegato e l’intervento dei carabinieri di Capannori che intimava ai vecchi proprietari di lasciare l’azienda affinchè la famiglia Colombini lasciasse gli uffici senza fare opposizione. Ma i fondatori dell’Eurosak sono sul piede di guerra e ipotizzano azioni legali contro giudice, curatela e coadiutore per l’assegnazione dell’affittanza alla Selene di Pontetto. «La Selene non avrebbe avuto il diritto ad entrare nello stabilimento Eurosak per accedere al sistema informatico aziendale e creare un collegamento telematico tra i due stabilimenti. - si legge nella lettera di diffida di Eurosak Holding inviata l’11 giugno al tribunale - Perché la Selene, quale assegnatario dell’asta, non avrebbe ancora perfezionato e sottoscritto il contratto di affitto d’azienda e la sola aggiudicazione non consentirebbe l’ingresso anticipato e la presa di possesso della stessa. Una eventualità che potrebbe portare un grave danno al valore aziendale con pregiudizio dei creditori».
L’amarezza di Carlesi. «Siamo venuti per salvare l’azienda - dice il manager Carlesi, che ha gestito l’esercizio provvisorio - e abbiamo fatto un buon lavoro».
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