Il Tirreno

Lucca

Campioni d’olio prelevati I titolari: siamo tranquilli

All’oleificio Cesari il lavoro continua. La proprietà conferma di non avere ricevuto alcun avviso di sequestro e interruzione dell’attività

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CAPANNORI. Le quarantotto ore sono trascorse, e l’oleficio Cesari di Carraia non ha ricevuto alcun avviso di convalida della misura cautelare conseguente alla richiesta di sequestro preventivo nei confronti dell’azienda da parte dei carabinieri del nucleo antisofisticazioni. Così, almeno, conferma la proprietà, vale a dire la famiglia Cesari.

«Abbiamo sempre lavorato normalmente, la produzione non è mai stata interrotta - spiegano i proprietari, ieri pomeriggio, dalla sede dell’oleificio in via del Blocco -. Non abbiamo ricevuto alcuna conferma di quanto risultava contenuto nella misura cautelare. Non riusciamo a capire il motivo di tutto questo polverone, almeno per quello che ci riguarda. Come tante altre volte è successo, i militari sono venuti qui per prelevare campioni. Ma ci stupisce oltremodo il fatto che l’inchiesta riguarda in particolare l’olio extra vergine di oliva. E, qui da noi, è una delle tipologie di prodotto del quale non è stato prelevato campione. Aspettiamo adesso i risultati dell’esame dei campioni». Con tono gentile, ma causa forza maggiore provato dagli eventi degli ultimi giorni che hanno investito l’oleificio Cesari, è quanto dichiara la proprietà.

Ieri intanto la vicenda dell’olio “truccato” ha avuto ulteriori sviluppi. Un’inchiesta condotta dalla procura di Pistoia, nell’ambito della quale sono diciassette gli indagati, 15 dei quali residenti in Toscana, nelle province di Pistoia, Siena e Lucca (dove gli indagati sono due: Graziano e Marco Cesari, padre e figlio titolari dell’oleificio); due sono di Roma.

L’inchiesta riguarda in particolare l’olio extra vergine di oliva che, secondo i sospetti da accertare, sarebbe stato ottenuto dall’aggiunta di clorofilla all’olio di semi. Un litro di olio di semi più due centilitri di clorofilla: sarebbe bastata questa banale alchimia a realizzare un prodotto da vendere a basso costo, che molti ristoranti della Toscana e dell’Emilia Romagna avrebbero acquistato. A tutti gli indagati è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio consistente nell’adulterazione e contraffazione di olio extra vergine di oliva.

Ieri sono scattate le perquisizioni, in Toscana, in Emilia e nel Lazio, eseguite dai carabinieri dei Nas di Firenze e della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri di Pistoia, coadiuvati dal personale dell’istituto Controllo qualità repressione frodi del ministero delle Politiche agricole e Forestali. Le perquisizioni sono avvenute a carico di 17 indagati e di sei tra oleifici e magazzini.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati circa 2.500 litri di olio di oliva privo di tracciabilità. Sequestrati anche 5mila litri di olio contraffatto in silos, circa 73 chilogrammi di clorofilla e quattro barattoli di betacarotene sufficienti per camuffare un’ingente quantità di olio di semi.

Al vaglio degli inquirenti c’è anche la posizione dei ristoratori che avrebbero acquistato l’olio senza preoccuparsi di verificarne la tracciabilità.

Simona Toni, tecnico del consorzio a tutela dell’olio extra vergine di oliva toscano Igp spiega che il consumatore può difendersi dalle frodi. Guardare il prezzo: l’olio extra vergine di oliva non può costare meno di cinque euro al litro. E bisogna sempre ricordarsi di leggere l’etichetta.

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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