Il Tirreno

Lucca

Panem, non arriva l’integrazione salariale

di Arianna Bottari
Panem, non arriva l’integrazione salariale

Ferma al palo la trattativa che riguarda i 60 dipendenti della ditta di Altopascio mentre il Gruppo Novelli chiede di togliere il presidio entro la metà di luglio

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ALTOPASCIO. Ferma al palo la trattativa sul caso Panem. Il Gruppo Novelli ha dato tempo ai lavoratori fino al 15 luglio per smontare il presidio, nel frattempo l’azienda si impegna di presentare la modifica del concordato al tribunale di Monza, indispensabile per ottenere l’integrazione alla cassa integrazione straordinaria. Sull’ipotesi avanzata dalla Novelli, però, ieri, durante l’incontro tenutosi in Provincia alla presenza degli assessori Bambini e Regoli e dei rappresentanti del gruppo di Terni, non è stato raggiunto alcun accordo (assente il rappresentante del tribunale di Monza che segue l’iter relativo al concordato).

Il destino dei 60 lavoratori impegnati da sei mesi nel presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Altopascio rimane così legato a speranze sempre più flebili. L’umore dei lavoratori viene messo a dura prova da questo stallo. Ieri, al presidio, c’era molto nervosismo, manifestatosi fin dalle prime parole pronunciate da Lino Giovannelli, il segretario provinciale della Flai Cgil che segue la vertenza fin dall’inizio, ovvero da dicembre 2011, quando la Novelli ha deciso di sospendere la produzione. Al momento, gli operai percepiscono la cassa integrazione straordinaria, ma sull’integrazione, da gennaio il nodo cruciale degli incontri che si sono svolti tra le parti sia a Roma, che a Firenze, che a Lucca, ancora nessun segnale positivo. Sotto la grande tenda verde Giovannelli ha spiegato ai dipendenti della Panem come la trattativa si sta sviluppando. «La vertenza si concentra sue due punti fondamentali, l’integrazione alla cassa integrazione e la trattativa per favorire l’arrivo di un nuovo imprenditore, così da riprendere l’attività. La trattativa non riguarda soltanto la Novelli e i sindacati, rappresentanti dei lavoratori, ma anche il tribunale di Monza, che dovrà decidere se accettare le modifiche al concordato (l’udienza è stata spostata al 25 settembre, ndr). L’azienda ha proposto di anticipare 4mila euro ai lavoratori, come acconto sul Tfr, in 4 rate (previo nulla osta da parte dell’assemblea dei creditori). Se il concordato verrà accolto, quei soldi verranno interpretati come incentivo all’esodo e reintegrati nel Tfr. Nel frattempo, Novelli chiede di rimuovere il presidio entro il 15 luglio, impegnandosi nel frattempo a inviare al tribunale la richiesta di modifica del concordato. Il sindacato ha chiesto che l’anticipo sul Tfr riguardi tutti i lavoratori, che il pagamento delle rate sia ravvicinato e che si allughino i tempi per la rimozione del presidio, così da avere maggiori garanzie». Sono proprio le garanzie che sembrano mancare: c’è da attendere l’ok dell’assemblea dei creditori e il sì del tribunale alla modifica del concordato (neanche questo scontato). Il tutto, nella speranza che non venga dichiarato il fallimento.

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