Attenzione
Nuova stangata sulle pensioni
I coefficienti di calcolo appena aggiornati comportano tagli del 2-3% per migliaia di lavoratori
LUCCA. Nuova stangata sulle pensioni. In particolare quelle medio-basse. Il governo annuncia i nuovi coefficienti di calcolo e subito emerge che, chi (in pochi) andrà in pensione dal 1° gennaio 2013 riscuoterà, in media (a seconda dell’età), per la parte a calcolo contributivo, un 2-3% in meno di chi si collocherà a riposo entro fine anno. La forbice supera anche l’11% se il confronto (sempre per la parte contributiva) avviene con i parametri in vigore fino al 2009.
Oltre ai tagli, però - denuncia Libero Seghieri, direttore di Inac - il problema è che dal 2013 i nuovi coefficienti verranno applicati su tutto il periodo contributivo, dall’inizio della carriera lavorativa e non solo dall’entrata in vigore dei nuovi parametri. La conseguenza di questo sistema è che, con i nuovi coefficienti, per prendere almeno quanto prima della riforma sarà necessario lavorare fino a 69-70 anni. Anche lavorando fino a 68 anni, infatti, si andrà a riscuotere perfino meno di quanto sarebbe spettato con i coefficienti in vigore fino al 2009 compreso.
La riforma. Con il recente aggiornamento dei coefficienti introdotti dalla riforma Dini - spiega Seghieri - la conseguenza è che «se vuoi prendere quanto prima della revisione devi lavorare 4-5 anni in più. Non a tutti, però, è data questa possibilità. Infatti, secondo la riforma Fornero le amministrazioni pubbliche devono collocare a riposo «i dipendenti che abbiano maturato i requisiti per il pensionamento. Considerando che nel pubblico impiego l’età per il collocamento a riposo è bloccata, di norma, a 65 anni, il dipendente pubblico non può neppure scegliere se lavorare di più per salvare l’intera pensione ».
A chi si applica. I coefficienti si applicano per i versamenti effettuati nel sistema contributivo. Il sistema di calcolo contributivo si applica interamente in tre casi: alle persone assicurate dal 1° gennaio 1996 in poi; ai lavoratori che hanno opzionato il calcolo contributivo (per usufruire di agevolazioni previdenziali); ai lavoratori che vanno in pensione con la “totalizzazione”, mettendo insieme i contributi accumulati con lavori diversi.
Questo sistema si applica in modo parziale per gli altri lavoratori. Per chi avesse maturato 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il contributivo si applica solo per i versamenti effettuati dal 2012 in poi; per chi al 1995 aveva meno di 18 anni, il calcolo contributivo riguarda tutte le contribuzioni dal 1° gennaio 1996.
Chi ci rimette. Con questi coefficienti di adeguamento - sottolinea Seghieri - saranno soprattutto le persone con le pensioni medio-basse a rimetterci. «Fra sistema contributivo e nuovi parametri di calcolo - dice il direttore di Inac - le persone che hanno redditi da lavoro fino a 40mila euro lordi l’anno, arriveranno a riscuotere un mensile che è circa la metà del loro stipendio. Al contrario, le persone con redditi alti, soprattutto da 100mila euro lordi in su, avranno pensioni aumentate del 30%».
Le tabelle sulle variazioni dei coefficienti di calcolo delle pensioni, mostrano che chi andrà in pensione a 65 anni entro la fine dell’anno, subirà una decurtazione, rispetto al regime in vigore fino al 2010, di quasi l’8,5%; in generale, comunque, tutte le persone che saranno a collocate a riposo entro il 31 dicembre, si vedranno ridurre la pensione, in base all’età da un minimo del 6,4% a un massimo dell’8,41%.
Per chi andrà in pensione dal 2013 il taglio è ancora più netto. Si oscilla fra il 2,5% e il 3% rispetto a quello già entrato in vigore nel 2010, con l’aggiornamento dei coefficienti ideati nel 1995 dalla riforma Dini. «Ad avvertire questi tagli - specifica Seghieri - dal 2013 al 2017 - non saranno molte persone perché la riforma Fornero ha alzato in maniera sensibile l’età pensionabile».
Chi ci guadagna. Con i nuovi coefficienti può vedersi rivalutata e aumentata la pensione chi lavora fino a 70 anni. Le proiezioni Inac mostrano che, rispetto ai parametri in vigore fino alla fine dell’anno, avrà una pensione un po’ più alta chi lavora fino a 66 anni. E se arriva fino a 70 anni, la pensione cresce del 16,4%. «Se il paragone, però - osserva Seghieri - è con i coefficienti rimasti in vigore fino al 2009, il quadro è diverso. La pensione è più bassa per tutti, ad eccezione di quelli che lavoreranno almeno fino a 69 anni. Chi anche dovesse lavorare fino a 68 anni, infatti, perderà un 1,5% rispetto a quanto gli sarebbe spettato con il collocamento a riposo entro il 31 dicembre 2009. Ma dal ragionamento sono escluse le persone con i maxi-stipendi».
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