Il Tirreno

Lucca

Alla Selene il compito di risollevare l’Eurosak

di Luca Tronchetti

Via libera dal tribunale all’azienda di Pontetetto che mette sul piatto 2,8 milioni per l’acquisto della ditta di Porcari e 300mila euro annui per l’affitto dell’attività

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PORCARI. In poco più di una settimana il giudice delegato Giacomo Lucente e il curatore fallimentare Paola Del Prete risolvono la «spinosa» questione dell’affittanza dell’Eurosak dopo l’immotivata e incresciosa rinuncia della Faggyt Colortec che aveva creato apprensione tra i lavoratori dell’azienda che produce imballaggi industriali da 50 anni.

Toccherà alla Selene spa di Pontetetto - azienda lucchese attiva dal 1959 - l’affittanza dell’impresa di Porcari. Determinante la decisione dei vertici Selene di migliorare l’offerta iniziale rendendola più favorevole rispetto a quanto depositato in precedenza. Fermi restando i 43 posti di lavoro assicurati agli ex dipendenti Eurosak che verranno riassunti (30 resteranno nella fabbrica di Porcari, 13 verranno ricollocati nella sede di Pontetetto) la Selene ha formulato una proposta d’acquisto del complesso aziendale di 2 milioni e 800 mila euro ritoccando anche il canone d’affitto passato da 7500 euro mensili a 300mila euro annuali. Una scelta in controtendenza rispetto a quella dell’altro competitor rimasto, la Termoplast di Certaldo, che di fronte a una prospettiva migliorativa dell’iniziale offerta ha preferito tirarsi indietro e rinunciare.

In attesa della stesura del contratto e dell’esperimento di tutte le formalità necessarie all’avvio dell’affittanza l’Eurosak rimane in esercizio provvisorio sino al 30 giugno prossimo per conservare l’avviamento aziendale e l’efficienza degli impianti. Tra l’altro il manager Ivano Carlesi, ex amministratore del gruppo Ciardella spa, che si è occupato della gestione dell’esercizio provvisorio dal 25 febbraio ad oggi ribadisce gli ottimi risultati ottenuti e l’attivo aziendale - che non si verificava ormai da tempo immemore - nel mese di maggio. Un’azione determinante, quella del manager, capace di ricucire gli strappi con i fornitori, di investire nel comparto sicurezza e sui macchinari aziendali. Un piano di risanamento capace di risollevare un’azienda dichiarata fallita dal tribunale (debito con il Conai di quasi 9 milioni) nel mese di gennaio. Un lavoro di squadra che ha visto uniti maestranze e lavoratori con i sindacati che hanno aderito con slancio al piano industriale consapevoli che fosse l’unica ancora di salvezza per mantenere l’occupazione. La scelta fatta dal giudice delegato Giacomo Lucente e condivisa dalla curatela di affidare a un professionista del settore industriale l’esercizio provvisorio di un’azienda fallita si è rivelata vincente e verrà riproposta in altre situazioni analoghe.

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