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Fogne, sparisce il fitodepuratore

Fogne, sparisce il fitodepuratore

Il Comune cancella l’impianto contestato anche per la vicinanza ai pozzi di acqua potabile

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Niente impianto di fitodepurazione a Balbano. La giunta Favilla, nella settimana fra il primo e il secondo turno elettorale, ha messo una pietra tombale sull’impianto che ha scatenato polemiche e ha fatto anche sorgere un comitato contrario all’operazione. Le fogne già realizzate nell’Oltreserchio verranno allacciate agli impianti esistenti, a cominciare da quello di Pontetetto che ha ancora una capacità di accoglienza di 25mila “abitanti equivalenti”, unità di misura che rappresenta il carico organico biodegradabile convogliato in fognatura, in un giorno.

In prima battuta, secondo l’ex assessore all’ambiente, Maurizio Dinelli - ci sarà da trovare il modo di portare da Balbano e Nozzano a Pontetetto le condutture già realizzate, visto che in parte sono anche già allacciate alle abitazioni. Le tubature, però, finora non sono state utilizzate perché non c’era un impianto verso il quale convogliarle. Problema analogo c’è per tutto l’Oltreserchio e non solo per la zona che sarebbe stata servita dal fitodepuratore. C’è per l’area di S. Alessio e Carignano «che dovrebbe essere portata verso Monte San Quirico», elenca Dinelli. O per la zona di San Macario da ricongiungere con Ponte San Pietro. «Per realizzare queste condutture - fa presente Dinelli - ci sono 10 milioni di contributi ministeriali che si aggiungono ai 10 stanziati da Geal. Per dotare tutto il territorio di fognature, però, ci vogliono da 25 a 30 milioni e mancano, però, quelli del Comune».

Un po’ di soldi vengono risparmiati cancellando il fitodepuratore. E’ stata, infatti, chiusa la procedura di rilascio di Vas - Valutazione di impatto strategica - con l’eliminazione dell’impianto ideato «per consentire, nei tempi più brevi possibili, il funzionamento della prima parte di collettori fognari già realizzati e in corso di costruzione a Nozzano e Santa Maria a Colle, in attesa del collegamento al depuratore di San Jacopo nell’area pisana».

Il collegamento con il depuratore pisano, per quanro potenziato, è saltato. Proprio come il fitodepuratore per il quale erano emerse molte controindicazioni. Il primo problema sorto riguardava l’area (circa 6mila metri quadri) che avrebbe dovuto ospitarlo: infatti, non aveva la destinazione d’uso appropriata. Perciò da subito si è resa necessaria una variante urbanistica che, per legge, deve essere sottoposta a Vas, in modo da valutare l’impatto dell’intervento sul territorio. Da qui la decisione del consiglio comunale di attivare sia la procedura di Via (Valutazione impatto ambientale) sia di Vas.

La relazione preliminare sugli effetti ambientali è stata inviata a tutti gli enti che concorrono a esprimersi sulla Vas. Questi enti hanno dato alcune prescrizioni «riguardo all’accertamento della fattibilità idrogeoligica dell’impianto, richiedendo a garanzia un approfondimento sull’impatto ambientale che i reflui potrebbero avere sul campo pozzi di Filettole». In sostanza, sia Asl che Autorità di bacino del Serchio avevano lanciato un allarme per la possibile contaminazione dei pozzi che riforniscono d’acqua potabile Pisa e Livorno. Anche un comitato di cittadini della zona ha presentato, come osservazione alla variante, una relazione geologica nella quale «si esprimono posizioni contrarie alla fattibilità idrogeologica dell’impianto di fitodepuratzione, evidenziando la presenza di una discarica nel sito (sulla quale anche Arpat ha chiesto al Comune ulteriori indagini), l’inesatta classificazione del rischio idraulico dell’area destinata a ospitare il fitodepuratore e un errore nelle quote della cartografia del piano idrico con conseguente erronea classificazione della pericolosità idraulica del sito in quanto sono evidenziati, nella parte più depressa, e più volte l’anno, allagamenti derivanti dall’esondazione del fosso Cavine».

Viste tutte queste premesse, il Comune ha individuato un primo elenco di studi da svolgere e ha vagliato anche siti alternativi per il fitodepuratore. Dai vari studi «emerge un fattore di incertezza del risultato in quanto esiste il rischio che le risultanze confermino i dubbi sollevati dai soggetti ambientali interessati e che, quindi, si renda necessario svolgere ulteriori indagini e approfondimenti, con conseguenze in termini di tempi e di risorse, non escludendo in prospettiva una sostituzione del fitodepuratore con un depuratore di tipo tradizionale». Visto anche che «le acque reflue raccolte dalla rete che serve l’Oltreserchio da ovest del torrente Contesora per il loro recapito finale potranno utilizzare i sistemi esistenti sul territorio o un sistema di depurazione autonomo da concordare con l’Ait (l’Autorità Idrica Toscana)», la giunta ha stabilito di non procedere alla realizzazione del fitodepurare.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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