Sicurezza
Slitta la pensione: per 4 mesi lavorano sei anni in più
Lo slittamento di quattro mesi dei requisiti per la pensione “costerà” dai cinque ai sei anni di lavoro in più a decine e decine di insegnanti sul territorio provinciale. È uno degli effetti...
LUCCA. Lo slittamento di quattro mesi dei requisiti per la pensione “costerà” dai cinque ai sei anni di lavoro in più a decine e decine di insegnanti sul territorio provinciale.
È uno degli effetti della riforma delle pensioni del ministro Elsa Fornero, come spiega la sindacalista dell Cgil scuola Marcella Zani. «I centoventi pensionamenti di docenti e operatori Ata previsti dal primo di settembre nelle scuole del territorio provinciali sono pochi rispetto invece agli addetti dei due comparti del settore scuola che sarebbero andati in pensione se invece la riforma non ci fosse stata».
La fascia di docenti e operatori Ata più colpita dalla riforma, quest’anno, è quella dei nati nei primi anni Cinquanta, i neo sessantenni, insomma.
Secondo la normativa in vigore fino a pochi mesi fa, «molti di questi docenti avrebbero maturato i requisiti per la pensione se il termine fosse stato, come era in passato, il 31 di agosto. Adesso invece, anche per gli operatori della scuola, il termine è stato fatto slittare al 31 di dicembre. Questo comporta, per quanti sarebbero andati in pensione il primo di settembre 2012 con la vecchia legge, di rientrare nelle previsioni della nuova normativa e di dover andare in pensione fra cinque o sei anni, il tempo necessario a raggiungere i 41 anni di servizio e i 65 di età».
Gli effetti della nuova normativa si faranno sentire per altri cinque o sei anni, il tempo necessario per riallineare i requisiti di tutto il corpo insegnante e Ata dipendente dello Stato.
Secondo Marcella Zani e anche per Claudio Rugani (segretario provinciale, quest’ultimo, del sindacato Cisl scuola) non dovrebbero sussistere preoccupazioni per il turn-over dei 120 addetti (di cui 19 Ata e il resto docenti) della scuola che andranno in pensione dal primo settembre. «La scuola ha già dato tanto in termini di posti di lavoro - è il punto di vista di entrambi i sindacalisti -. Oltretutto l’anno scorso è stato sottoscritto un patto che impegna per tre anni il ministero della Pubblica Istruzione a sostituire docenti e operatori Ata pensionati con nuovi ingressi». E «noi punteremo - aggiunge Rugani - a far entrare a ruolo i tanti precari che ancora ci sono, nella scuola». Ancora Rugani annuncia che comunque, in tema di pensionamenti e turn-over, in settimana si svolgerà un incontro: la notizia dei 120 pensionamenti anche loro l’hanno appresa appena quarantotto ore fa, direttamente dal sito dell’ufficio provinciale del diritto allo studio (ex provveditorato).
Un’altra questione pesa sulla scuola, in particolare sugli istituti superiori. «È legge la disposizione che gli istituti sotto i 600 iscritti possano rinunciare al dirigente scolastico proprio e al segretario. Ma la Regione ha messo paletti, e quantomento per il prossimo anno scolastico possiamo stare tranquilli». (b.a.)
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