Finanza
Fisco, «buon senso nei controlli»
Architetti e legali sui questionari anti evasione inviati ai clienti dei professionisti
LUCCA. Le tasse vanno pagate, ma accanirsi con i professionisti in maniera indiscriminata creerebbe danni ancora maggiori. Per architetti e avvocati lucchesi la stella polare dev’essere il buon senso. No a controlli indiscriminati, sì a verifiche fiscali serie basate sulla congruità tra quanto dichiarato e il tenore di vita del contribuente. È notizia di questi giorni l’invio ai clienti di un avvocato lucchese di un questionario da parte della guardia di finanza che vuol sapere se il legale ha rilasciato regolare fattura per alcune prestazioni. Segno evidente che in queste settimane le fiamme gialle stanno passando al setaccio - attraverso accessi e verifiche fiscali - studi e ambulatori privati a caccia di imponibile Irpef nascosto al fisco e Iva non pagata.
«Partendo dal presupposto che le tasse vanno pagate perché se tutti le pagano il carico fiscale diminuirà- dice Elvio Cecchini, presidente dell’ordine degli architetti - non vorremmo che, come accade spesso in questo Paese, si passasse con disinvoltura da un eccesso all’altro. Se prima l’accertamento era blando e i soliti furbetti ne approfittavano adesso sarebbe un grave errore effettuare controlli fiscali a tappeto senza tenere in considerazione gli indicatori di rischio (dichiarazione dei redditi, tenore di vita, precedenti giudiziari). C’è poi un problema che noi professionisti conosciamo bene: sono sempre di più i clienti che non pagano. L’anno prossimo il fatturato avrà un crollo verticale andando a braccetto con la crisi dell’edilizia. Rischiamo nella prossima dichiarazione dei redditi di andare incontro a incongruenze palesi, ma legate a fattori reali. Non vorremmo che a pagare per questa situazione, con accertamenti pesanti e pressanti, fosse la nostra categoria. Sui questionari inviati ai clienti non abbiamo niente in contrario se chi è preposto ai controlli usa il buon senso. Perché è importante che gli accessi siano mirati. Eseguiti soltanto dove siano evidenti incongruenze tra il modello 730 e lo stile di vita del soggetto». Sulla stessa lunghezza d’onda l’avvocato Lodovica Giorgi, segretario nazionale delle Camere Penali: «Sotto certi aspetti preferisco l’uso del questionario inviato alla clientela dalle fiamme gialle. - dice la penalista - Perché gli avvocati non si attengono al tariffario. A volte il cliente chiede un parere, ha problemi economici, è un conoscente, un parente, un amico e noi non rimettiamo notula semplicemente perché non lo facciamo pagare. O la notula è più bassa del tariffario perché sappiamo che l’assistito non ha i soldi sufficienti. Trovo poi disdicevole chiedere il fondo spese al primo incontro con il nuovo cliente che magari ti costringe ad ascoltarlo per ore o ti fa fare una richiesta in procura che poi non porta ad alcun procedimento. L’importante è che l’accertamento sia suffragato da elementi di reddito e da giuste motivazione. Spaventerebbe e sarebbe del tutto immotivata l’ingerenza dello Stato nell’attività privata».
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