Il Tirreno

Lucca

Crisi, addio casa di riposo per i nonni

di Barbara Antoni
Crisi, addio casa di riposo per i nonni

Le residenze per anziani si svuotano: i figli perdono il lavoro e non possono più pagare le rette per i genitori

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LUCCA. Il nipote, tutore di un’anziana signora ospite in una residenza assistita privata, ha perso il lavoro. Non ha potuto più pagarle la retta, e ha dovuto riportarla a casa. E lo stesso ha dovuto fare un’altra famiglia: il lavoro è mancato, il capofamiglia non ha potuto più contare sul suo salario ma soltanto sulla cassa integrazione. Ha riportato a casa l’anziano padre, da anni ospite in una residenza assistita. La pensione dell’anziano, in un momento di crisi economica della famiglia, potrà contribuire al suo sostentamento.

È uno dei tanti risvolti, a volte davvero impensabili, della crisi. Sono sempre di più le famiglie che, ormai senza più un reddito garantito (per coprire rette che vanno da 60 a 80 euro come media giornaliera, a seconda se la quota integrativa del pubblico, la cosiddetta quota sociale, è prevista oppure no), stanno riportando gli anziani a casa. E dall’altra parte, le residenze per anziani, dovendo constatare una diminuzione degli ospiti, sono costrette a ridurre il personale. Un circuito vizioso, da cui, oggi, sembra quasi impossibile uscire.

Un problema che si fa molto sentire, negli ultimi mesi, nelle residenze per anziani di tutta la provincia. Come testimoniano alcune strutture. Ad esempio la Pascoli, sul territorio di Barga, che ospita anziani provenienti da un territorio vasto, da Lucca alla Garfagnana e anche da più lontano, sia privatamente che in convenzione con gli enti pubblici.

«Diamo lavoro a cinquanta persone - racconta Luigi Salvi, direttore della Rsa Pascoli, con una capacità di 71 posti letto -, ma da quando gli anziani hanno cominciato a diminuire, abbiamo dovuto ridurre l’orario di lavoro di tutto il personale, ricorrendo alla cassa integrazione. È accaduto che alcuni dei nostri ospiti, anche dopo molti anni sono stati riaccolti in famiglia perché questa ha perso fette di reddito, perché i suoi componenti hanno perduto il lavoro. L’altro motivo a monte delle difficoltà che attraversiamo è anche una diversa politica dell’Asl per gli anziani: oggi in molti casi si preferisce l’assistenza domiciliare».

E così Gianluigi Turri, direttore della Rsa Belvedere. Anche qui, gli ospiti sono in calo per via della crisi e «perché l’Asl non fa più il turn-over degli ospiti. Se ci sono uscite o decessi, non viene operato il reintegro. E noi, di conseguenza, abbiamo dovuto ridurre il personale, con nostro grande rincrescimento anche perché si tratta di addetti con alta professionalità: finora abbiamo dovuto escludere quattro persone, tra cui terapisti e infermieri, della cooperativa di servizi di cui ci serviamo. Se il numero di ospiti continua a calare ancora, vedremo come fare».

Ci sono invece residenze per anziani minori, come quella parrocchiale di Santa Maria del Giudice a Lucca, che praticano rette particolarmente basse e che per questo «abbiamo più anziani in lista di attesa che in passato - come spiega la coordinatrice Maura Stefanini -. Le nostre rette - continua - non superano i 1.200 euro mensili. Sono tra le più basse in assoluto, ma tra i 23 ospiti che possiamo accogliere abbiamo anche alcuni anziani che non sono più in grado di pagare le quote. Ci salviamo perché siamo una onlus: la nostra struttura non ha scopo di lucro. Per questo possiamo tenere le rette su un livello inferiore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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