Proteste
Niente ricevuta? Scrivilo alla Finanza
Per scoprire l’evasione, questionari sulle spese sostenute a casa dei clienti di commercialisti, avvocati e medici
LUCCA. Il mondo dei professionisti nel mirino delle fiamme gialle. Che in queste settimane stanno passando al setaccio - attraverso accessi e verifiche fiscali - studi e ambulatori privati a caccia di imponibile Irpef nascosto al fisco e Iva non pagata. La novità è rappresentata dall’invio di questionari ai clienti di avvocati, commercialisti, medici e architetti. Accade sia in Lucchesia che in Versilia. Dove sono poco meno di una decina i casi attualmente al vaglio degli inquirenti. Un numero destinato a crescere considerevolmente. Un nuovo modo di coercizione fiscale? Controlli a campione o a tappeto su un’intera classe sociale a cui lo Stato vuol far pagare i costi della crisi? L’effetto del governo Monti nella lotta all’evasione? Niente di tutto questo. È semmai l’applicazione - spesso elusa in passato - del dpr 600 del 29 settembre 1973 per quanto riguarda l’imposta sulle persone fisiche e del dpr 633 dell’ottobre 1972 sull’imposta sul valore aggiunto. Le normative entrate in vigore nella prima Repubblica prevedevano l’invio di questionari ai clienti delle persone soggette a verifiche fiscali. Ma è bene ribadire che non si tratta di controlli a caso, ma si basano tutti su una logica e la selezione viene fatta utilizzando indicatori di rischio: dichiarazione dei redditi, tenore di vita, precedenti giudiziari. Quindi la collaborazione tra agenzia delle entrate e fiamme gialle è strettissima e costante.Per esempio se il commercialista ics dichiara una cifra inferiore a 30mila euro e possiede una barca ancorata al porto di Viareggio e una casa a Montecarlo viene immediatamente attenzionato con l’accertamento fiscale. Così i finanzieri della tributaria effettuano i loro controlli contabili mettendo mano a libri, registri, documenti e scritture. Compresi quelli la cui tenuta e conservazione non è obbligatoria che si trovano nei locali dove viene eseguita la verifica fiscale. Quindi anche al registro dei clienti. I finanzieri a quel punto possono - a riprova della presunta evasione - inviare un questionario, con tanto di carta intestata e recapito per fugare ogni dubbio, all’utente del professionista. Il rischio di trucchetti contabili (prestazioni sottofatturate, materiali pagati in nero, spese gonfiate con l’espediente dell’anticipazione «in nome e per conto», omissione di fattura a chi non può scaricare) è dietro l’angolo per i finanzieri e il questionario rafforza o avvalora l’ipotesi di reato o in certi casi può anche essere determinante per scoprire l’evasione fiscale. Le domande del questionario sono di natura generica: se il professionista nel mirino del fisco rilascia o meno fattura o ricevuta oppure se usa frasi di circostanza del tipo «vuole la fattura o lo sconto?». Non si entra nella privacy della persona soggetta ad indagini fiscali.
L’invio dei questionari ha suscitato in chi lo ha ricevuto una certa apprensione. Evidentemente negli anni passati il ricorso a questa normativa era assai ridotto. Chi lo riceve spiegando i rapporti di natura economica che intercorrono con il professionista soggetto a verifica non ha niente da temere. Nel caso invece decida di non rispondere alle richieste dei finanzieri è soggetto a sanzioni di carattere amministrativo: una multa di un centinaio di euro.
Luca Tronchetti
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