Il dolore
Lavoro nero, calzaturificio chiuso
Titolare impiegava clandestino albanese mentre tre operaie non erano state regolarizzate
CAMIGLIANO. Sei mesi dopo è ricaduto nell’errore. Non è bastata una prima ispezione dei carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro assieme ai colleghi di Lammari e al personale della direzione territoriale del lavoro e dell’Inail. L’altro giorno il titolare di un calzaturificio di Camigliano è stato pizzicato per la seconda volta dall’ispettorato. L’uomo è stato multato di 15.500 euro. Il motivo? Alle sue dipendenze c’era un clandestino albanese. E come se non bastasse all’interno del calzaturificio si trovavano tre operaie tutte albanesi e tutte in nero. Nessuna era stata regolarizzata. Niente libretto del lavoro, niente tutela previdenziale e assistenziale, niente diritti primari sanciti dallo statuto dei lavoratori. Una situazione complicata che ha portato - oltre ad elevare sanzioni amministrative - alla sospensione immediata dell’attività del calzaturificio in cui lavorano quindici persone (le altre undici risultano regolarmente assunte). Non solo. Se entro oggi pomeriggio il responsabile della ditta - un uomo di 59 anni, residente a Lucca e denunciato dai carabinieri alla procura della Repubblica - non pagherà 1500 euro regolarizzando le tre operaie albanesi non potrà riaprire l’attività e riprendere a lavorare. Con ripercussioni facilmente immaginabili a livello occupazionale. Perché a quel punto rischiano il posto anche gli altri undici operai del calzaturificio costretti a rimanere a casa. Per quanto riguarda la sanzioni per un totale di 15mila 500 euro il pagamento dovrà avvenire una volta che i carabinieri avranno notificato le contravvenzioni previste per contrastare il lavoro nero e clandestino.
Quanto riscontrato al calzaturificio di Camigliano è soltanto la punta dell’iceberg nonostante i controlli solerti, costanti e continui dell’ispettorato del lavoro da sempre in prima fila nella lotta ai soprusi e alle irregolarità in materia di tutela dei lavoratori e del rispetto delle norme di sicurezza. Purtroppo - al di là di imprenditori senza scrupoli che si sono lanciati nell’attività senza nemmeno conoscere gli obblighi di legge - la crisi economica che attanaglia il Paese non giova al rispetto delle regole che vengono ripetutamente infrante sulla pelle dei lavoratori e con gravi ripercussioni sulla collettività.
Luca Tronchetti
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