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«Non c’erano parroci, e allora eccomi qui»

«Non c’erano parroci, e allora eccomi qui»

La grande scelta dopo anni di diacono. Prima era docente di tedesco nelle scuole superiori

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LUCCA. Sacerdote a 60 anni, non è notizia di tuti i giorni. Di questi tempi, poi, quando la crisi delle vocazioni è acuta, è ancora più straordinaria. E allora proviamo a capire da Raffaello Giusti come mai a 60 anni ha deciso di essere ordinato presbitero. «Da un punto di vista umano - dice - viene spontaneo chiedersi chi me lo ha fatto fare, perché l’età certamente non incoraggia scelte di questo tipo. Dalla prospettiva della fede, la “pienezza dei tempi” in cui avvenne l’Incarnazione si ripete nel discepolo quando Dio irrompe nella sua vita. Perché in quel preciso momento? Si possono fare tante ipotesi che forse lasciano il tempo che trovano, ma verso la fine dell’anno scorso ho deciso».

Fino a domenica sarà diacono permanente e per accedere al sacerdozio è rimasto celibe visto che è un requisito (con i vedovi) per ricevere il presbiterato. «Io sono diacono non uxorato», precisa.

Ma vediamo da diacono quali parrocchie seguiva e i suoi compiti all’interno della Chiesa di Lucca. «Nei primi tre anni di diaconato mi occupavo degli obiettori di coscienza della Caritas e dei giovani della parrocchia di Gragnano, dove guidavo anche un gruppo biblico settimanale. Poi, fui assegnato alle parrocchie della Val di Lima per otto anni per la celebrazione della liturgia della parola domenicale, ma oltre a questa seguivo prima i catechisti e poi gli adolescenti. Da undici anni svolgo attività pastorale nell’unità pastorale della Valleriana comprendente le parrocchie di Medicina, Fibbialla, Aramo, S. Quirico, Stiappa e Pontito. Inoltre, seguo i ministri straordinari della Comunione della diocesi».

È rimasto sorpreso dalle reazioni dei parrocchiani alla notizia che dirà messa. «Pensavo che restassero indifferenti - rivela - invece sono molto contenti, come quando accade qualcosa che si aspettava con impazienza. La loro situazione di parrocchie senza parroco mi ha messo in crisi e mi ha spinto a rendermi disponibile per il presbiterato. Ora, sentire il desiderio e il sostegno della gente dà forza e conferma che la mia sollecitudine per loro era sostenuta dallo Spirito. È indubbiamente un’esperienza mozzafiato».

Non sa però se da sacerdote proseguirà il ministero nelle stesse zone. «Con l’ordinazione - dice - veniamo posti al servizio della Chiesa secondo le necessità che il vescovo individua. L’unità pastorale, alle cui necessità ho dato una risposta accolta dalle comunità e dal vescovo, ha bisogno di un presbitero. E ce l’avrà».

Ha scelto di dedicarsi completamente a Dio dopo la pensione. «A Dio scelsi di dedicarmi completamente - conclude - con l’ordinazione diaconale. Il servizio diaconale non è un’attività pastorale accanto ad altre attività non pastorali, ma è uno stato di vita che colora tutta l’esistenza lavorativa e no. Dal 1º settembre scorso sono in quiescenza. Prima sono stato insegnante di tedesco nelle scuole superiori e formatore. Sebbene l’insegnamento sia stato il mio “passatempo” preferito, non ne sento la mancanza come temevo, perché l’attività pastorale riempie completamente le mie giornate». (a.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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