Il dolore
Come pagare meno sulle case date ai figli
Costituendo il “diritto di abitazione” al posto del comodato d’uso l’aliquota scende dal 7,6 al 4 per mille
LUCCA. C’è il modo per pagare un’aliquota ridotta sulla casa che i genitori danno ai figli: sostituire il comodato d’uso dell’immobile con il diritto di abitazione. Così l’aliquota passa dal 7,6 al 4 per mille. E l’imposta da pagare si dimezza.
Aliquota al 7,6 per mille se il contribuente è proprietario di una quota, seppur minima, di un’abitazione diversa dalla prima casa. E obbligo di pagamento dell’Imu (al 4 per mille) per il coniuge assegnatario dell’abitazione principale, in seguito a separazione. E’ varia la casistica dell’Imu sulle abitazioni. A fornire la bussola per orientarsi è il commercialista Giampiero Della Nina che ha risposto per due ore ai quesiti dei lettori del Tirreno.
Casa in comodato ai figli. Un lettore chiede quale sia l’aliquota Imu che deve pagare sulla casa data in comodato d’uso. Lo stesso una mamma chiede se esista un’aliquota agevolata, come accadeva con l’Ici, da applicare all’abitazione che ha dato in comodato d’uso al figlio, con contratto regolarmente registrato. Spiega Giampiero Della Nina: « Sia alle case affittate sia alle case concesse in comodato d’uso, si applica l’aliquota del 7,6 per mille. Non sono, quindi, previste agevolazioni o detrazioni, neppure se la casa data in comodato dai genitori è l’abitazione principale per il figlio. E il pagamento dell’imposta è a carico di chi dà la casa in comodato». Tuttavia - fa presente l’esperto - si può pagare l’aliquota al 4 per mille se si costituisce il “diritto di abitazione” per il figlio che va a vivere nella casa avuta dai genitori. «Il diritto di abitazione - sottolinea Della Nina - può essere anche temporaneo. La durata viene decisa dal proprietario dell’abitazione e il diritto non è trasferibile. Deve essere costituito con atto notarile e, quindi, comporta una spesa che varia in base ad alcuni parametri, compresi durata del diritto e valore dei fabbricato. Nella maggior parte dei casi, comunque, è conveniente».
In questi casi, apagare l’Imu,è il titolare del diritto di abitazione. Per chiarire il concetto, il commercialista cita un esempio: un’abitazione con rendita catastale di 1.500 euro, se data in comodato d’uso costa di Imu (con aliquota al 7,6 per mille) 1.915,20 euro; la stessa casa, se data costituendo un diritto di abitazione, costa di Imu 1.008 euro. «Ma se la casa per la quale è stato costituito il diritto di abitazione - riprende Della Nina - è l’alloggio principale della famiglia, i residenti hanno diritto a usufruire dello sconto di 200 euro previsto per la prima casa. Se poi la famiglia ha anche due figli di età inferiore ai 26 anni, si aggiunge un’ulteriore detrazione di 100 euro (50 euro per ciascun figlio a carico)». Così l’Imu che con il comodato d’uso è di 1.915 euro, scende - detrazioni incluse - a 708 euro.
Separazioni. Il primo caso è quello di una signora, con un figlio a carico, che vive nella casa di proprietà dell’ex marito, secondo quanto stabilito dal giudice in sede di separazione. Il secondo è quello di una signora separata da 4 anni alla quale il giudice ha assegnato la casa dell’ex marito, in quanto affidataria dei figli. Chi deve pagare l’Imu?: «In entrambi i casi devono essere le signore a pagare l’Imu, in quanto assegnatarie dell’immobile. Comunque, in entrambi i casi, trattandosi dell’abitazione principale, si applica l’aliquota al 4 per mille. E le due mamme usufruiscono sia della detrazione di 200 euro per la prima casa, sia della detrazione ulteriore di 50 euro per ciascun figlio a carico».
Successioni. Chi paga l’Imu su una casa quando c’è una successione in corso? E se ci sono più eredi? Un contribuente sottopone questo caso: ha perso la moglie ed ha ereditato la casa insieme alla figlia. La proprietà è al 50%, ma nella casa abita il marito. Chi paga, considerando che la successione è ancora in corso?: «L’Imu - dice Della Nina - è interamente a carico del vedovo che abita nella casa che sta ereditando perché anche in questo caso si è costituito il diritto di abitazione a favore del coniuge».
Eredità. Un figlio ha ereditato da anni, dal padre, un terzo di una casa dove vive la madre, titolare del diritto di abitazione. Chiede se deve contribuire a pagare l’Imu: «L’imposta - risponde Della Nina - è totalmente a carico dell’erede che ha il diritto di abitazione e quindi della madre».
Usufrutto. Un lettore di Pieve di Compito che vive a Guamo ha mantenuto l’usufrutto del 33% di una casa ceduta al fratello. Vuole sapere chi deve pagare l’Imu. «In questo caso - spiega Giampiero Della Nina - il fratello che vive nella casa paga l’Imu sul 67% della proprietà calcolata al 4 per mille, visto che è l’abitazione principale della famiglia; il fratello che di Guamo, invece, paga l’Imu sul 33 sul quale ha mantenuto l’usufrutto. E la paga al 7,6 per mille, perché per lui è seconda casa». La stessa risposta vale per una donna proprietaria di metà della casa dove abita il fratello. «La signora - ribadisce Della Nina - paga l’Imu sul 50% della proprietà, calcolata al 7,6 per mille, non essendo la sua abitazione principale».
Comitato paesano. Un lettore chiede se sia dovuta l’Imu su un immobile di proprietà di un comitato paesano utilizzato senza scopo di lucro. «La normativa - risponde Della Nina - conferma che l’Imu non è dovuta, a condizione che il fabbricato sia destinato a usi culturali indicati nel dpr 601/73».
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