Attenzione
Proroga per la sosta gratis dopo le 18,30
Tambellini e Fazzi anticipano i primi atti per la città
LUCCA. La sosta gratuita dopo le 18,30 e fino alle 8 dell’indomani mattina in scadenza il 31 maggio prolungata fino a nuova (e migliore) soluzione. È l’unico provvedimento da attuare che, nelle intenzioni, accomuna - così affermano nell’ultimo confronto prima del ballottaggio, quello organizzato ieri sera da Il Tirreno con la collaborazione della televisione Dì Lucca nell’auditorium della Fondazione Banca del Monte - i due candidati alla poltrona di primo cittadino, Alessandro Tambellini per il centrosinistra e Pietro Fazzi.
Per il resto, le posizioni dei due contendenti sono opposte, agli antipodi. Fazzi e Tambellini (intervistati da Gianfranco Borrelli e Ilaria Bonuccelli, responsabile e vice della nostra redazione) si confrontano su temi di stringente attualità per la città di oggi e di domani. L’urbanistica, l’organizzazione della sosta, la mobilità, le società partecipate; temi sociali come la città a misura di disabile, le unioni civili e un eventuale registro che il Comune potrebbe adottare. Cosa faranno in caso di sconfitta, come organizzeranno la loro squadra in caso di vittoria.
Il Tambellini-pensiero si permette qualche digressione filosofica (poche) e mette la firma sotto ogni parola. «Se perderò - dice il candidato del centrosinistra - mi prenderò il tempo minimo per consegnare le redini a un giovane e mi ritirerò. La politica non è un mestiere per la vita, ma un servizio prestato alla collettività». Fazzi è ugualmente caustico, netto. Nessuna digressione filosofica. Per formare la sua squadra, lo dice chiaro, sceglierà tra chi, dei suoi, «ci ha messo la faccia. Nelle nostre liste - afferma - ci sono persone di grande rilievo, e sono qui, in sala. Non farò una giunta di persone non esposte politicamente, e non chiederò terne di nomi a nessuno».
Le vedute dei due candidati continuano a essere parallele. Vedi l’urbanistica, settore per il quale Tambellini ha una visione d’insieme che fa perno sulla «rimodulazione della periferia in modo funzionale alla sua capacità abitativa. Finora - dice - non si sono rimodulati né impianto stradale, ne fognature, né servizi. Fra i primi atti che faremo ci sarà l’avvio di un nuovo piano strutturale. Non graveremo sulle colline, ragioneremo sulle 3.500 abitazioni invendute. Un dato paradossale, in una città dove l’emergenza casa è molto forte». Al contrario, Fazzi pensa all’esperienza felice di «una fondazione bancaria che ha acquistato unità abitative invendute. Un modo per alleggerire il magazzino. Bisogna procedere così».
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