Attenzione
Narcotrafficante condannato 10 anni dopo
Arrestato nel 2002, scarcerato nel 2004, oggi è uccel di bosco e probabilmente lontano dall’Italia
LUCCA. Dieci anni fa venne arrestato dai carabinieri per un traffico internazionale di cocaina. Un’indagine che fece scalpore perché la polvere bianca destinata a rifornire il mercato europeo arrivava mischiata al caffè attraverso un complesso procedimento chimico.Nell’operazione - condotta dall’allora sostituto procuratore Domenico Manzione - furono recuperati 153 chili di cocaina per decine di milioni di euro. La centrale dello spaccio si trovava in una fazenda a pochi chilometri da Santiago del Cile dove la polizia del luogo sequestrò 53 chili di pasta di coca mettendo le manette ai polsi al narcotrafficante Manuel Guzman, all’epoca di 58 anni.
Un’inchiesta che fece scalpore e che dieci anni dopo si chiude con l’ultima condanna. Peccato però che dal 14 maggio del 2004 dell’imputato in questione - Fabio Hernandez Zapata, 59 anni, colombiano - si siano perse le tracce. Era stato proprio il colombiano che dal carcere, prima a Prato e poi a Lucca, avrebbe utilizzato i giorni dei permessi premio per tessere la sua rete di contatti. Riuscendo a trovare appoggio in un imprenditore livornese e di un pisano ritenuti i finanziatori del traffico di cocaina. Era stato Zapata, stando all’accusa, a mettere in contatto l’imprenditore pisano con un colombiano non identificato per poter ricevere la cocaina. Stupefacente nascosto in pacchi di caffè dai 3 ai 20 chili che in prima battuta veniva inviato in Senegal e successivamente a Lucca dove la droga veniva smistata in mezz’Italia.
Zapata venne arrestato in flagranza di reato nel 2002 e dopo il periodo di carcerazione preventiva venne rimesso in libertà meno di 24 mesi dopo. Da quel giorno sparì dall’Italia.
Ieri mattina i giudici del tribunale (presidente Valentino Pezzuti, a latere Stefano Billet e Mario Profeta) hanno condannato in contumacia il colombiano a nove anni di reclusione e 45mila euro di multa. Una sentenza platonica perché il sudamericano è irreperibile: non si farà un altro periodo detentivo e non pagherà un euro. Resta l’amarezza per il lunghissimo periodo trascorso senza che il processo a carico del colombiano venisse celebrato consentendo al narcotrafficante di allontanarsi dal nostro Paese.
Luca Tronchetti
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