Il Tirreno

Lucca

Si fa arrestare e va in cella «Così evito mia moglie»

di Luca Tronchetti
Si fa arrestare e va in cella «Così evito mia moglie»

Dopo l’ennesimo litigio per gelosia, evade dai domiciliari e va dai carabinieri Ma in carcere ci sta meno di 24 ore: il giudice lo scarcera e lui ritorna a casa

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LUCCA. Meglio il carcere che passare tutto il giorno in casa con la moglie tra litigi e scenate di gelosia. Così - come nel film di Rossellini «Dov’è la libertà?» con Totò nei panni di un barbiere uxoricida - il detenuto agli arresti domiciliari domenica pomeriggio prepara armi e bagagli e a piedi s’incammina verso la più vicina caserma dei carabinieri. Che, tra l’altro, trova chiusa. Così alle 17,50 con la borsa ginnica carica di effetti personali raggiunge il comando di Cortile degli Svizzeri. Prima di varcare la soglia viene fermato dai carabinieri che gli chiedono i documenti. Dalle generalità attraverso il terminale scoprono che l’uomo - trentatrè anni, originario di San Concordio - si trovava ai domiciliari per un furto di rame. Non poteva uscire di casa e quindi scatta il reato di evasione. Un’evasione fatta di proposito. «Voglio essere arrestato, voglio andare in carcere. Non ce la faccio più a stare a casa. Sono botte e litigi continui con mia moglie». Parole che lasciano di sale gli stessi militari che, codice alla mano, sono costretti a portarlo in cella di sicurezza e ad avvertire, non senza un certo imbarazzo, il magistrato di turno per avvertirlo dell’avvenuto arresto.

Ma la lontananza dalla consorte non dura nemmeno 24 ore. Perché ieri mattina il giudice Riccardo Nerucci - dopo aver convalidato l’arresto- revoca la misura detentiva e dispone l’immediata scarcerazione. E così l’uomo torna ai domiciliari dove si trovava in precedenza in seguito all’arresto per furto di rame. Stando il giudice infatti il comportamento occasionale frutto del momentaneo dissapore coniugale esclude la pericolosità di reiterazione. Il processo per evasione è fissato con rito abbreviato per il 28 maggio davanti a un altro giudice monocratico. Nel frattempo marito e moglie sembrano aver fatto pace. Lei, a verbale, si dichiara disposta a riprenderlo in casa dove si renderà utile nell’accudire i figli piccoli. D’altronde, come dice un vecchio refrain degli anni Settanta «l’amore non è bello se non è litigarello».

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