Il Tirreno

Lucca

Cassa in deroga, boom di richieste

di Barbara Antoni
Cassa in deroga, boom di richieste

In quattro mesi del 2012, più che raddoppiato il ricorso rispetto a tutto il 2011. Più colpiti: turismo, commercio e servizi

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LUCCA. Le vacanze ridotte al lumicino, i soggiorni in albergo pure. Sempre minore il ricorso alle agenzie per progettare un viaggio, che sempre più spesso porta la marca del “fai-da-te”. E acquisti con sempre maggiore parsimonia. Sommati, questi addendi danno un risultato negativo per il panorama provinciale del lavoro: ne deriva infatti che rispetto a tutto il 2011, sono più che raddoppiate, nei primi quattro mesi del 2012, le ore di cassa integrazione in deroga richieste da aziende dei settori turismo, commercio e servizi del territorio di Lucca e provincia. I settori più colpiti sono, nel turismo, gli alberghi, i ristoranti e le agenzie di viaggio; nel commercio le rivendite di materiali edili (dato conseguente al crollo dell’edilizia), i negozi di abbigliamento e le concessionarie di auto.

I numeri, forniti da Confcommercio, parlano chiaro.

Nel 2011 le aziende coinvolte in una procedura di cassa integrazione in deroga (quella “speciale”, introdotta per sostenere aziende con meno di 15 dipendenti in difficoltà) che si sono rivolte a Confcommercio per tutte le pratiche sono state 101, per 67mila ore complessive di lavoro coperte dalla cassa in deroga. Invece «dal primo gennaio al 30 aprile 2012 - spiega il vice presidente di Confcommercio Roberto Perna, che segue in prima persona lo sportello lavoro - le ditte che si sono rivolte a noi per avviare la cassa integrazione in deroga sono già 76, per un monte ore complessivo di 143mila. La spiegazione è semplice: mentre nel 2011 le aziende facevano ricorso alla cassa integrazione ma l’intervento era solo di riduzione delle ore lavoro dei dipendenti, nel 2012 per la maggior parte dei casi un’azienda di media dimensione ha usato la cassa in deroga per ridurre le ore lavoro dei dipendenti a zero. I settori più in sofferenza - spiega ancora Perna - sono turismo e commercio. Alberghi, ristoranti e agenzie di viaggio sono le strutture più colpite in ambito turistico, mentre in quello commerciale chi soffre di più sono i negozi di abbigliamento, le concessionarie e le rivendite di materiali edili».

Un ricorso forte alla cassa in deroga, con la consapevolezza che però questo ammortizzatore sociale ha le ore contate. Decadrà infatti, se non interverranno novità legislative, dal primo gennaio 2013. «L’assenza di cassa in deroga - aggiunge Perna - creerà difficoltà non indifferenti per le aziende. Potrà crearsi una dispersione di manodopera. Riorganizzarla non sarà facile, visti i tempi. Oggi il ricorso al credito è sempre più difficile, così come è difficile far fronte alla burocrazia e ancora di più sostenere il disagio di pagamenti a lunghissime scadenze se si lavora per le pubbliche amministrazioni: si arriva ormai a cinquecento giorni».

Il problema è molto sentito anche in ambiti sindacali, come conferma Giampiero Guidi della Fisascat Cisl. «La cassa in deroga - considera - oggi è molto utilizzata. Sono scettico nel pensare che l’assegno annunciato al posto di mobilità e cassa integrazione possa avere lo stesso ruolo della cassa in deroga oggi, che riesce a salvare alcune situazioni».

Una dose di ottimismo Perna la infonde. «Grazie agli ammortizzatori qualche azienda si salva. Sono esempi rari ma aiutano a non abbattersi. In Lucchesia, dove l’economia è variegata, vive gente laboriosa, che sa rimboccarsi le maniche e andare avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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