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A cena parlavano del rischio rapine

A cena parlavano del rischio rapine

L’amico commerciante che poche ore prima dell’azione del commando era in compagnia dell’imprenditore aggredito

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MONTECARLO. «Un’ora e mezzo prima al ristorante con Marco parlavamo proprio del problema della sicurezza, dei rischi sempre maggiori per gli imprenditori, dei continui furti alle aziende, dell’aumento delle rapine. Non potevamo certo immaginare che di lì a poco lui e la sua famiglia sarebbero finiti ostaggi dei banditi». È sconvolto Gino Luporini, titolare del noto negozio di abbigliamento «Torello» ad Altopascio, amico da sempre di Marco Angeli, l’imprenditore del settore energetico che nella notte tra sabato e domenica ha subito una rapina in casa mentre era appena rientrato in compagnia della moglie e della figlia. È stato tra i primi a precipitarsi nella villa al numero 22 di via Mammianese a San Salvatore per sincerarsi delle condizioni dell’amico e dei suoi cari. «Al di là del fortissimo choc - racconta il commerciante - fortunatamente lui e i suoi familiari non hanno subito danni fisici. È andata bene: se ripenso a quanto è accaduto lo scorso febbraio a Perugia mi vengono i brividi. Ormai non ci salviamo più. La crisi economica non fa altro che aggravare una situazione già difficile da tempo. Servirebbe maggior sorveglianza, più controlli notturni sul territorio e la certezza della pena una volta che i malviventi vengono individuati e arrestati. Ad Altopascio come in altre zone c’è troppa gente che viene da altri paesi che vive senza far nulla eppure gira con i soldi in tasca.Proprio ieri sera c’eravamo trovati con le rispettive famiglie e altri amici in un ristorante in collina e l’argomento affrontato durante la cena è stato quello dell’aumento del tasso di criminalità. Tutti noi abbiamo subito furti nelle nostre attività commerciali nonostante difese passive e sistemi d’allarme. Ma trovarsi a tu per tu con criminali armati e pronti a tutto è terribile. Oltretutto con lui c’erano moglie e figlia e il solopensiero che possano far del male t’impedisce una qualsiasi reazione. Sei impotente. Gli consegneresti tutti i tuoi averi pur che se ne andassero senza torcere un capello a nessuno».

Dello stesso avviso Massimo Angeli, il fratello minore dell’imprenditore rapinato. Ieri mattina a bordo della sua Bmw ha raggiunto la villa di via Mammianese che si trova di fronte a quella della famiglia Michi. «Mio fratello e mia cognata sono provati, ma fisicamente stanno bene. Durante la rapina, al di là di qualche spintone, non hanno subito violenza. Temevano in particolare per Irene, la figlia minorenne, che invece in quell’ora interminabile si è comportata con grande compostezza infondendo coraggio agli stessi genitori. Mio fratello è stato costretto a salire al primo piano e ad aprire le cassaforti mentre moglie e figlia si trovavano a piano terra ed erano guardate a vista da altri due banditi armati di cacciavite. Ho saputo della rapina soltanto ieri mattina (domenica, ndr) quando i carabinieri avevano già fatto il sopralluogo. Marco non voleva mettermi paura nel cuore della notte. Pensando a quello che poteva capitare dico che è è andata bene». A poche decine di metri abita il pittore Giorgio Carezzi che verso l’una e un quarto, proprio mentre era in corso l’azione del commando, è uscito di casa per andare a prendere la figlia uscita con le amiche: «Sì. - racconta Carezzi - Era passata da poco l’una quando sono salito in macchina e mi sono allontanato per poi tornare con mia figlia. Non mi sono accorto di nulla. Non c’era movimento sembrava una serata come tante altre e invece in quella villa si sono vissuti momenti di terrore».

Luca Tronchetti

Altro servizio a pag. 9

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