La manifestazione
Un orco va punito continuerò a lottare
Maria Grazia, mamma di Vanessa, uccisa a vent’anni parla alle madri come lei colpite dalla perdita di un figlio
GALLICANO. «Ciao amore, per la festa della mamma ti scrivo perché da te non riceverò mai né più un messaggio né un regalo. L’ultimo regalo è stato tre anni fa, ricordi? Mi portasti un delizioso vasetto di gerbere. Eri così felice e sorridente! Ora sono io a portare i fiori a te, a curare il tuo giardino, riempirlo di fiori e colori, armonia e vitalità: le tue caratteristiche». Un biglietto toccante quello di Maria Grazia Forli, mamma di Vanessa Simonini, la ragazza di venti anni uccisa la notte fra l’8 e il 9 dicembre 2009 da quello che credeva un amico, Simone Baroncini, detto Il Pisa, di trentacinque anni.
Oggi è la festa della mamma. Due anni e mezzo dopo quella notte terribile, mamma Maria Grazia ripensa alla sua bambina uccisa. In un modo diverso: rivolgendosi anche a tutte le mamme che come lei hanno perso un figlio. «Quando vengo a trovarti - continua la lettera di Maria Grazia -, ti guardo nella foto e penso incredula “possibile che il mio tesoro a soli vent’anni sia lì sottoterra?” . Non riesco ad accettarlo! La morte di un figlio è il dolore più grande per una mamma, ma se questo è causato da incidente o malattia, c’è la rassegnazione. Io non mi rassegno: trovo la tua fine così assurda».
Perché l’assassino di Vanessa, ricostruisce Maria Grazia a viva voce, «non fu colto da un raptus. Aveva con lei l’atteggiamento di un fratello maggiore e invece aveva progettato di ucciderla. E quella sera per lui fu quella giusta». Baroncini andò a prendere la ragazza a casa. La strada principale era chiusa, così portò la macchina fuori dall’abitato. Baroncini era invaghito di Vanessa, ma - ancora in auto - quando lei rifiutò le sue avances, lui la condusse sul greto del fiume, dove la strangolò, lasciandola distesa sul greto del fiume, sotto la pioggia. Dopo ore, chiamò le forze dell’ordine; raccontò che lui e la ragazza erano stati aggrediti, che gli aggressori avevano ucciso lei. Ci volle poco perché, davanti agli inquirenti, capitolasse.
Davanti a questa tragedia, oggi più che mai, mamma Maria Grazia è decisa: continuerà a lottare, «per la certezza della pena. Lotterò per mia figlia - continua - affinché nei confronti di simili individui venga applicata la certezza della pena, perché in casi di omicidio volontario non si possono fare sconti. Assassini come quello di Vanessa hanno fatto sconti alla loro vittima?».
Per Maria Grazia come mamma, in una situazione come la sua «sarebbe stato più facile essere fragili, non alzarsi mai da una poltrona. Per un breve periodo dopo la morte di Vanessa è stato così. Poi mi sono alzata - racconta - e ho deciso di lottare. La mia vita senza Vanessa è vuota. Io sono “condannata a vivere”: userò la mia esistenza per mantenere acceso il ricordo di Vanessa e farla vivere nei cuori di tutti». E «a tutte le mamme che come me soffrono per la perdita di un figlio - conclude - vorrei inviare un augurio speciale: i nostri cuccioli ci proteggono, vivono nei nostri cuori e un giorno li potremo riabbracciare».
Barbara Antoni
Claudia Ponziani
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