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La crisi ora fa più paura e crollano gli investimenti

La crisi ora fa più paura e crollano gli investimenti

Secondo i dati di Centro Fidi Ascom in un anno ridotti di quasi due terzi i finanziamenti per iniziative nel commercio e per le attività produttive

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LUCCA. La crisi, innanzitutto. E poi la prudenza, la necessità di tenere un profilo basso nel momento in cui l’economia cola a picco. Investono meno anche in Lucchesia commercianti, artigiani e imprenditori del settore attività produttive. In un anno - dal 2010 al 2011 - è crollata del 64% la richiesta di accesso al credito al Centro fidi di Confcommercio, l’organismo che, tramite accordi con le banche principali del territorio, mette a disposizione fondi per le attività.

Il quadro ricostruito da Paolo Paladini, presidente del Centro Fidi di Ascom è chiaro: nel 2010 le domande di accesso al credito da parte degli imprenditori della provincia sono state 2.881; l’anno successivo sono scese a 1.036. Non solo: l’importo medio dei finanziamenti richiesti è passato da 19.731 a 16.738 euro, con una contrazione media di quasi 3mila euro a richiesta. A conferma che la crisi del terziario non risparmia neppure la provincia di Lucca. «La contrazione di richiesta del credito - esordisce Paladini - ha una doppia lettura. Da una parte, c’è sicuramente la crisi che incide, ma dall’altra c’è anche un atteggiamento di rassegnazione delle imprese. Di rassegnazione e di grande prudenza». In pratica - prosegue Paladini - anche le «aziende che avevano interesse ad espandersi in questo momento sono ripiegate su se stesse, in attesa di capire quando (e se) passerà questo momento di grande difficoltà. La conseguenza è che anche gli imprenditori che sono a capo di ditte sane si muovono con molta prudenza». E, quindi, chiedono meno finanziamenti anche al Centro fidi di Confcommercio, pronto a sostenere più gli investimenti, le operazioni di ammodernamento, cambiamento e potenziamento delle imprese più che le operazioni di ristrutturazione del debito. Questo significa che, in linea di massima - conferma Paladini - al Centro fidi si rivolgono soprattutto gli imprenditori che vogliono migliorare la propria azienda invece che quelli che hanno bisogno di maggiore liquidità. Il crollo delle richieste di contributi, quindi, denuncia la rinuncia a investire. «Nella categoria - ammette Paladini - serpeggia una certa sfiducia. Sono molte le persone che ci dicono: “Ma per che cosa lavoriamo? Fino a settembre quello che incassiamo lo diamo allo Stato, fra tasse e imposte e dopo arriva Equitalia a pretendere quello che ci resta”. Questo calcolo ingenera rassegnazione negli imprenditori e uno stato psicologico del genere non giova certo agli investimenti. Invece, soprattutto nel settore del commercio e delle attività produttive l’aspetto psicologico, la voglia di investire e andare avanti è fondamentale. Noi, comunque, per gli imprenditori ci siamo. Sempre».

Ilaria Bonuccelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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