Il Tirreno

Lucca

Fazzi solo al ballottaggio, Favilla lascia

di Ilaria Bonuccelli
Fazzi solo al ballottaggio, Favilla lascia

Il Pdl contrario all’apparentamento. Il sindaco uscente avrebbe dichiarato che non resterà in consiglio comunale

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LUCCA. Pietro Fazzi solo al ballottaggio. Con il suo 16% scarso. Di sicuro senza l’appoggio del Pdl. Il coordinamento provinciale del partito che al primo turno ha sostenuto il sindaco uscente, Mauro Favilla, non si sposta su Pietro Fazzi. Non ufficialmente, per lo meno. Se avesse voluto andare in questa direzione, del resto, avrebbe appoggiato il suo ex più illustre dall’inizio della campagna elettorale.

Invece, il Pdl ha preferito Favilla. Che, contro le previsioni e i sondaggi, non ha sfondato. Non è arrivato neppure al ballottaggio e per questo medita di abbandonare la politica. Nei giorni scorsi, già a qualche amico avrebbe confidato che in consiglio comunale, sui banchi dell’opposizione - dove dovrebbe sedere sia che vinca Fazzi , sia che vinca Alessandro Tambellini, candidato sindaco del centrosinistra - potrebbe restare un’ora o poco più. Una metafora (forse) per confermare che a 78 anni, dopo diversi mandati da sindaco e da parlamentare, non ha intenzione di ripartire, o meglio di sperimentare, il ruolo di consigliere di minoranza. Oltretutto, se Favilla si dimettesse subito dopo la proclamazione degli eletti consentirebbe l’ingresso a palazzo Santini - con tutta probabilità - di Giorgio Mura, consigliere più votato della lista civica Noi per Lucca al centro, al momento fuori dall’assemblea per una manciata di voti.

Del resto, Favilla non sarebbe l’unico candidato sindaco a optare per le dimissioni. Anche il suo (ex) amico di partito, Piero Angelini - con un seggio garantito solo in caso di vittoria di Alessandro Tambellini - ha già fatto sapere ai propri fedelissimi di non voler restare a lungo in consiglio comunale. Giusto il tempo per insegnare un po’ il mestiere al primo dei non eletti (un giovane) della sua coalizione.

Al termine della prima giornata di incontri, quindi, il centrodestra sembra avviarsi verso il ballottaggio diviso come si è incamminato verso il primo turno. Con il Pdl che non vuol sentire parlare di apparentamenti con Fazzi - e neppure di ricucire i rapporti con l’ex sindaco forzista - appare complicato pensare a un’alleanza sponsorizzata dalle altre liste civiche che al primo turno hanno sostenuto Favilla. Al massimo si profila la possibilità di un’indicazione di voto, di un suggerimento all’elettorato di centrodestra di andare a votare per Fazzi, invece che per Tambellini. Niente di ufficiale, né di scritto.

Questa soluzione, comunque, sembra andare bene anche a Fazzi e all’Udc, il partito che ne ha sdoganato la ricandidatura a sindaco. Fazzi, infatti, non si è fatto vivo con nessuno. Non ha chiesto a nessuno di apparentarsi e non lo ha fatto per presunzione. Il suo è calcolo elettorale: in caso di vittoria, infatti, si garantirebbe una maggioranza blindata, con 11 consiglieri della propria lista civica e 9 dell’Udc; in caso di sconfitta, non dovrebbe dividere il proprio bottino di seggi con altri. L’Udc condivide la filosofia. E per una volta sembra ritrovarsi sulla stessa linea del Pdl: a nessuno dei due partiti riuscirebbe spiegare agli elettori come sia stato possibile ricompattare in una settimana (quella che la legge dà per formalizzare gli apparentamenti) una coalizione che negli ultimi due anni non si è trovata d’accordo su nulla. Tanto meno su un candidato sindacounitario.

E se a destra gli apparentamenti sembrano esclusi, a sinistra la situazione è identica. Tanto più che Tambellini, con il suo 47% di consensi ottenuto al primo turno, è in una posizione di vantaggio. Tale da escludere accordi formali con i grillini che potrebbero minare la sua maggioranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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