Finanza
Favilla, oggi il confronto con il Pdl ormai in disarmo
Iscritti ed ex imputano la disfatta del partito ai vertici regionali e nazionali «Privilegiati solo gli amici degli amici. Ignorato il volere della città»
LUCCA. Oggi, alle 18, Mauro Favilla incontra le liste che lo hanno sostenuto alle elezioni. Al comitato elettorale di via Cavalletti, il sindaco uscente si presenterà agli alleati con il suo magro 14,7% di consensi che non è bastato a fargli guadagnare almeno il ballottaggio. All’incontro è probabile che Letizia Bandoni non ci sarà. Di sicuro l’assessore uscente alla cultura non parteciperà alle 21 al coordinamento comunale del Pdl. Non ha più nulla da dire al suo partito. Non dopo che è sceso al 9% per aver ricandidato Favilla, nonostante mesi, anni di segnali di disagio dell’elettorato, degli iscritti e degli alleati.
Letizia Bandoni, come molti altri pidiellini (più o meno ex), non ce l’ha con Favilla che si è ricandidato. Se la prende con il partito che non ha avuto la forza di dire al sindaco uscente che il suo mandato era chiuso. Del resto, la candidatura di Favilla cinque anni fa era nata proprio per traghettare il centrodestra da una situazione di frattura interna, culminata nelle dimissioni del sindaco in carica, Pietro Fazzi - oggi di nuovo in corsa, con l’Udc - a una nuova unità tra FI e An. Invece, il centrodestra non è stato in grado di proporre un nuovo leader ed è esploso sotto il peso di anni di dissidi interni. Risolti al massimo - accusano i lucchesi - con soluzioni imposte dai vertici regionali e nazionali, senza alcuna considerazione per la sensibilità lucchese. E questo la città non lo ha perdonato. Al punto che ricompattare l’elettorato di centrodestra appare complicato. Di sicuro a livello locale non sembra possibile un apparentamento per il ballottaggio fra Pdl e Fazzi. A meno che i vertici regionali, ai quali spetta decidere le sorti elettorali dei capoluoghi di provincia, non lo impongano. Senza garanzia di essere obbediti.
La ex illustre. Giuliana Baudone, ex fedelissima di Altero Matteoli, consigliere regionale di An per due legislature, fa risalire proprio alle candidature per il parlamento toscano le prime fratture fra la città e il centrodestra. E non - assicura - perché in quella circostanza è stata cassata dalla lista dei candidati al seggio fiorentino, sorte toccata anche all’ex forzista Maurizio Dinelli. «Se devo pensare all’ultima volta nella quale ho visto il Pdl davvero unito - racconta Giuliana Baudone - devo andare indietro all’anti-vigilia del Natale 2009. Avevamo organizzato una cena nella tensostruttura alle Tagliate ed eravamo riusciti a riunire 912 persone». Tante per un partito-ombra, con poco più di 3.200 preferenze. «Questo è il risultato - riprende Giuliana Baudone - di una gestione verticistica del partito, caratterizzato da congressi ed elezioni fasulle, con gli incarichi già decisi a tavolino. Prendiamo il caso che mi ha riguardato: io non sono contraria a cambiare due due mandati, come quelli che avevo fattoin regione. Ma avrei gradito che il partito convocasse i propri rappresentanti e si confrontasse per decidere con chi rimpiazzarli nelle istituzioni. Invece questo non è accaduto. Non è successo per le regionali del 2010, ma neppure quando è stato il momento di capire che a Lucca non avremmo vinto con un sindaco con molte qualità ma troppo statico. E, alla fine, abbiamo avuto la ricandidatura di Favilla e cambiamenti nelle istituzioni decisi all’insegna del “pressappochismo”. Tutte decisioni calate dall’alto, senza capire che oggi non si regge più nulla con l’autoritarismo. Tanto meno in una città come Lucca che ha l’autonomia nel Dna».
Gli amici degli amici. Il sentire comune, fra ex, iscritti e futuri ex del Pdl è che in questo partito «quasi sempre vanno avanti gli amici degli amici». Gli «utili idioti», come li definisce anche l’ex capogruppo consiliare del Pdl, Lido Fava che ha colto il pretesto nazionale dell’appoggio al governo Monti per uscire dal partito. E, poi, candidarsi con Fazzi. «Già da tempo - assicura - avvertivo una certa insofferenza nei confronti della gestione del Pdl da parte dei vertici regionali e nazionali. E nei confronti dell’incapacità di leggere la situazione lucchese». Per Fava, il primo errore clamoroso commesso da MassimoParisi, Riccardo Migliori (coordinatore regionale e vice) e anche dall’ex ministro Altero Matteoli è stato di non mettersi a ragionare «sulla batosta subita in sede locale dopo le provinciali del 2011». Una batosta che veniva anche dopo la sconfitta elettorale, in Lucchesia, a Capannori, Massarosa e Pietrasanta, città già amministrate dal centrodestra. «In quella circostanza - riprende Fava - l’unica preoccupazione di questi dirigenti è stata di evitare che Fazzi diventasse capogruppo del Pdl, incarico che io avevo lasciato, invece, proprio per fargli spazio. E quando è stata ufficializzata la ricandidatura di Favilla ho capito che era ora di andarsene». E così hanno fatto altri 4 consiglieri comunali. Tanto più che, in estate, nella trattativa per superare l’ennesima crisi amministrativa, il Pdl avrebbe anche strappato la disponibilità di Favilla a non ricandidarsi.
Di questo passaggio, però, negli accordi ufficiali non c’è traccia. Anzi, la crisi estiva si chiude con l’impegno di tutte le forze di centrodestra a sostenere Favilla alle amministrative. Anche se poi l’Udc aveva comunicato al sindaco uscente che non lo avrebbe appoggiato.
Le dimissioni dell’assessore. E così si arriva alla scelta di Letizia Bandoni di abbandonare la politica e il partito «ma non l’impegno per la città. E’ impossibile restare in un partito che non ha un progetto politico, che in 5 anni di amministrazione non è stato in grado di trovare un’alternativa al sindaco in carica, che non premia chi ha avuto il coraggio di candidarsi pur non condividendo le scelte. Io almeno ci ho messo la faccia, ho preso schiaffi dagli elettori e, quindi, è giusto che mi faccia da parte. Ma non mi va di essere definita voltagabbana. Soprattutto da parte di chi non ha avuto il coraggio di misurarsi con il nostro elettorato».
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