Finanza
Fallimento bar Nelli, il tribunale assolve l’ex gestore
Commosso Agostino Cini: «Caso iniziato per un’omonimia Mi hanno tolto la dignità, ma ora ricomincio a vivere»
LUCCA. «Ho pianto tra le braccia dei miei avvocati, anche loro con gli occhi lucidi. Finalmente torno a vivere, sebbene ricominciare a 58 anni sia davvero dura. Ma finalmente sono felice. E’ stata fatta giustizia. Dopo anni interminabili e una vicenda giudiziaria iniziata per un maledetto caso di omonimia che mi ha rovinato. Mi hanno tolto tutto: il lavoro, i soldi, ma soprattutto la dignità. Adesso cercherò di ripartire, con l’onestà che mi ha sempre contraddistinto».
E’ commosso Agostino Cini, assolto (insieme ad altri due imputati) dall’accusa di bancarotta fradolenta per il crac del bar Nelli, storico locale di viale Europa che - va sottolineato - gode di ottima salute finanziaria e commerciale. Il “Nelli” non appartiene più a Cini dal 2004. In quell’anno lo aveva ceduto e da allora, racconta, sono iniziate le sue disavventure. «La mia società Eurosole era sana, ma è stata confusa con un’azienda di Sirmione che operava nel settore auto e che invece aveva debiti. Io cercavo di spiegare che si trattava di un’omonimia, ma senza risultato. E così ci sono state 26 udienze, fino a quella decisiva». I giudici del tribunale in composizione collegiale hanno assolto l’imputato con la formula "perché il fatto non sussiste". Analoga sentenza per Massimo Poggiolini, 55 anni, livornese e Ailenei Elena, 39 anni, residente in città. Il pubblico ministero aveva richiesto, al termine di un processo iniziato nel 2007, la condanna a 5 anni di reclusione per Cini e Poggiolini e per la Ailenei la pena di 4 anni e mezzo di reclusione. L'accusa contestava a Cini di aver sottratto 552 mila euro dalle casse societarie. Con la sentenza il tribunale composto dal presidente Pezzuti, a latere Di Grazia e Nerucci, ha concluso una vicenda giudiziaria complessa che era cominciata con il processo per le accuse di evasione fiscale per due milioni di euro, accusa dalla quale Cini era stato assolto con formula piena sempre dal tribunale di Lucca. I difensori dell’imputato, gli avvocati Marco Treggi ed Enrico Marzaduri, esprimono «la soddisfazione per una sentenza giusta in un processo complesso che ha visto sfilare testimoni e consulenti, come il professor Ugo Fava, i quali hanno fatto luce sulla totale inesistenza di fatti di bancarotta distrattiva e documentale e sulla liceità delle operazioni finanziarie poste in essere».
A giudizio dei due legali «il processo ha dimostrato come Cini avesse aumentato le garanzie patrimoniali della società fallita mettendo a disposizione dei creditori i suoi beni personali, oltre a tutti i beni personali della società Eurosole, e che le cessioni di azienda e dei crediti non avevano altro scopo che tutelare i creditori della società Eurosole, come in effetti è avvenuto».
«Adesso vivo facendo il custode della mia proprietà - racconta Cini -. Faccio giardiniere, faccio di tutto. Sono contento per mia figlia, che tra poco mi renderà nonno: all’epoca dei fatti per la vergogna era andata via dall’Italia. Anche lei può tornare a sorridere». (d.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google