La manifestazione
Commercio in crisi un punto di ascolto
Il ristoratore Cosentino lancia l’allarme: «Il settore va male, aiutiamo gli imprenditori. Tutti uniti ce la possiamo fare»
LUCCA. Una giornata della comunicazione che unisca tutti i commercianti e uno sportello di ascolto - gestito da Asl e Camera di Commercio - che affianchi gli imprenditori in difficoltà economica alle prese con una crisi senza precedenti e che rischiano, per un senso di pudore e vergogna, l’isolamento con conseguenze devastanti sul piano familiare e dei rapporti sociali.
La crisi batte forte e non risparmia nessuno: aziende storiche, imprese sorte da poco, locali famosi e piccoli esercizi. E Lucca non è immune, con ditte che chiudono i battenti o sono costrette a ridimensionarsi. Un fenomeno crescente e preoccupante che le stesse associazioni di categoria da sole non riescono ad arginare. Una situazione che ora dev’essere affrontata con atti concreti e in tempi rapidissimi. Pena il progressivo declino dell’economia cittadina. Samuele Cosentino, uno dei ristoratori più attivi del centro storico, fa una riflessione e lancia proposte, in parte già condivise da Confesercenti.
«Sono già 29 i colleghi che si sono uccisi nel 2012 in Italia per la crisi che li ha soffocati: sono anche loro morti sul lavoro. Non sono stati schiacciati in cava o da un muletto in cartiera, ma devastati da un fallimento della propria azienda, da un conto corrente perennemente in rosso e soprattutto dal rimorso, dalla paura, dalla solitudine, dalla responsabilità di dover mandare a casa padri di famiglia o non poter dare più il necessario sostentamento ai loro cari», dice il ristoratore.
«La nostra categoria si sente abbandonata dallo Stato - continua -. La politica ci ha portato a questo dissesto. Le rassicurazioni degli anni passati hanno cozzato con la realtà quotidiana: costi aziendali sempre maggiori, stop o fortissima riduzione del credito bancario, introduzioni di balzelli e nuove tasse. Inutile starci a girare intorno. Il commercio è in ginocchio. La crisi batte forte ed è tempo di superare divisioni e barriere e di provare tutti uniti e con l’aiuto delle istituzioni pubbliche e private - dalla nuova amministrazione comunale alla Provincia, dal sistema bancario, la Camera di commercio, l’Asl - a salvare il salvabile. A salvare soprattutto il tessuto sociale sano: commercianti e imprenditori che non assumono in nero, che pagano gli stipendi, combattono la crisi senza abbandonare i dipendenti a costo di sacrifici personali. A Lucca sono tanti quelli che fanno appieno il loro dovere». In questi giorni le associazioni di categoria si sono incontrate, spiega cosentino, «per far qualcosa per noi stessi. L’idea è di organizzare una giornata della comunicazione. Incontrarci in una piazza della città per darci la mano in segno di comunione d’intenti oppure nel giorno indicato indossare tutti una fascia nera al braccio in segno del lutto per la morte del commercio e i suicidio di tanti colleghi. Soprattutto, vogliamo creare un punto di ascolto su Lucca. Un centro che affianchi e consigli gli imprenditori in difficoltà, isolati e messi in disparte dalla comunità. E credo che sarebbe bene organizzare un incontro anche sull’accesso al credito in tempi di crisi».
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