Sicurezza
Pesi & Vinci, il negozio rischia il crac
I titolari dello storico locale chiedono il concordato preventivo: debiti per 2,5 milioni a causa della crisi nell’abbigliamento
LUCCA. Uno dei più importanti e storici negozi di abbigliamento del centro rischia il fallimento a causa della crisi economica che attanaglia il settore e non risparmia gli esercizi che propongono capi griffati e di qualità. In realtà il negozio è aperto, ma da alcuni giorni è depositata in tribunale la richiesta di ammissione al concordato preventivo da parte del legale del negozio «Pesi & Vinci» di piazza Bernardini fondato il 10 maggio 1963 e gestito da sempre da Ezio Pesi e Rubens Vinci. Da quanto emerge nell’ultimo bilancio di esercizio le passività della società a responsabilità limitata si avvicinerebbero a 2,5 milioni. Una situazione non più sostenibile tanto che i due soci hanno deciso di sciogliere la srl con atto notarile e sono stati nominati liquidatori provvedendo subito alla cessazione del rapporto di lavoro con i dipendenti. E adesso chiedono ai giudici del tribunale fallimentare di dare l’okay alla procedura concorsuale che prevede la cessione ai creditori di tutti i beni e tutte le attività sociali e il soddisfacimento pieno dei creditori privilegiati (100%) e parziale di quelli chirografari (20%).
La concorrenza cinese. Un negozio florido e di qualità andato in crisi negli ultimi 3-4 anni a causa di una forte concorrenza commerciale «scatenata da prodotti di minor pregio». È quanto emerge nella relazione presentata in tribunale che accusa i prodotti low cost cinesi e dell’Est Europa di aver «drogato» il mercato dell’abbigliamento di qualità. Per cercare di combattere l’invasione del mercato estero i titolari del negozio storico provano ad effettuare vendite promozionali e vendite in stock di rimanenze: un modo per recuperare liquidità visto l’aumento esponenziale delle merci invendute in magazzino. Ma non basta e si rende necessario il ricorso massiccio al credito. Nell’ultimo anno la situazione precipita. Fornitori e banche si fanno sotto pretendendo spettanze e rientro del credito. E ogni trattativa per trovare una soluzione extragiudiziale risulta vana.
Contratti d’affitto. L’8 febbraio con scrittura privata viene stipulato un contratto d’affitto d’azienda con la società Bernardini srl stabilendo un canone di 48mila euro annui con scadenza febbraio 2014 che farà confluire nelle casse sociali 96mila euro. Il 24 febbraio viene stimato in 122mila 533 euro, attraverso un apposito contratto, il miglior realizzo della merce in magazzino inerente al settore femminile. Mentre per quanto riguarda il settore di abbigliamento maschile la merce in magazzino viene stimata in 61mila euro.
Proposta di concordato. La proposta di concordato prevede la cessione di tutti i beni e di tutte le attività con offerta irrevocabile d’acquisto d’azienda o di ramo d’azienda. L’attivo realizzabile è stimato in 880mila euro (arredi, merci, crediti, canoni di locazione). I crediti privilegiati ammontano a 383mila 738 euro e saranno soddisfatti interamente (dipendenti, professionisti, erario) quelli chirografari pari a 2 milioni e 51mila euro (fornitori e banche) verranno soddisfatti per il 20%. Toccherà adesso al giudice delegato Giacomo Lucente esaminare la richiesta e sottoporla all’attenzione del tribunale.
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