Proteste
Ex Manifattura, il Tar annulla l’appalto
Sulla gara da 17 milioni, il Tar accoglie il ricorso del consorzio Ciro Menotti, arrivato secondo
LUCCA. Annullato l’appalto per il restauro della ex Manifattura Tabacchi. Il Tar accoglie la tesi della ditta arrivata seconda e cancella l’affidamento della progettazione esecutiva e della riqualificazione del complesso di cui fa parte anche l’ex convento di San Domenico.
Pochi giorni fa, il Comune aveva deliberato di non revocare l’assegnazione dell’appalto - ferma restando la sentenza del tribunale amministrativo - non ritenendo che ci fossero irregolarità nell’appalto. Il Tar, però, ha stabilito che l’intervento di riqualificazione della ex Manifattura non può essere confermato all’associazione temporeanea di impresa (Ati) fra la S.a.c.a.i.m e la M.B.F. edilizia spa. Resta da vedere se l’Ati esclusa proporrà appello contro la sentenza, se la impugnerà il Comune o se l’amministrazione comunale deciderà di procedere con l’assegnazione della gara all’Ati seconda classificata, quella fra il consorzio nazionale cooperative di produzione lavoro Ciro Menotti e il consorzio fra cooperative di produzione e lavoro Conscoop che ha avviato il contenzioso.
La questione non è da poco. Infatti, il recupero della ex Manifattura è il progetto portante del Piuss, il piano di riqualificazione del centro storico finanziato al 60% con fondi comunitari erogati (tramite bando) dalla Regione. Se i lavori non saranno conclusi entro il 2014, il rischio è di dover restituire i contributi non spesi nei tempi indicati dal bando.
In linea di massima, il consorzio Ciro Menotti ha chiesto l’annullamento dell’aggiudicazione definitiva dei lavori di restauro della ex Manifattura lamentando una violazione di disposizioni del Codice degli appalti relativi ai requisiti richiesti alle imprese per partecipare alla gara. Inoltre, è stata contestata una violazione delle norme del Codice degli appalti sulla posizione contributiva dei professionisti che partecipano alla gara. In particolare, il Tar ricorda che «è risultato dalle verifiche compiute che uno dei progettisti della controinteressata (la ditta vincitrice della gara) non era in regola con gli adempimenti contributivi al momento della presentazione della domanda, avendo provveduto a regolarizzarsi mediante versamento all’Inarcassa solo il 22 novembre (a gara già bandita). Infine, il consorzio Ciro Menotti aveva sollevato dubbi anche sulla regolarità formale della fidejussione. «La fondatezza della esaminata censura - scrive il Tar- comporta l’accoglimento del ricorso». La consegguenza è l’annullamento degli atti impugnati e del Comune e di Sacaim a pagare anche le spese legali.(i.b.)
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