Il Tirreno

Lucca

l’esito dello scrutinio

Al secondo turno anche se il centrodestra non c’è più

di Ilaria Bonuccelli

LUCCA. Ballottaggio. Per un soffio. E grazie all’anti-politica. Il centrodestra evita il disastro completo e la vittoria al primo turno di Alessandro Tambellini solo grazie al Movimento 5 stelle di...

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LUCCA. Ballottaggio. Per un soffio. E grazie all’anti-politica. Il centrodestra evita il disastro completo e la vittoria al primo turno di Alessandro Tambellini solo grazie al Movimento 5 stelle di Beppe Grillo che, pure senza candidati di spicco, sfiora l’8%.

Per tutto il giorno, l’Udc - per conto di Pietro Fazzi - e il Pdl - per conto di Mauro Favilla - seguono con trepidazione il risultato dei grillini per capire se esista la possibilità di difendere almeno l’onore dello schieramento al secondo turno. Considerando i 30 punti di distacco dal candidato del centrosinistra, che si ferma al 47%, il centrodestra non affronta con grande fiducia il confronto diretto previsto fra due settimane. E poco sembra cambiare se a sfidare Tambellini sarà (come sembra, a scrutinio da ultimare) Pietro Fazzi oppure il sindaco uscente, Mauro Favilla (indietro dell’1% sul diretto concorrente). Gli orfani del Pdl compatto hanno disertato le urne più di quanto abbiano fatto gli elettori del centrosinistra. Stanchi soprattutto della litigiosità che ha caratterizzato gli ultimi due anni dell’amministrazione Favilla. Se l’astensionismo diventa, non a sorpresa, il primo partito e se un lucchese su due preferisce non votare, l’anti-politica c’entra, ma relativamente. E’ vero, i grillini strappano l’8% , ma è anche vero che un buon risultato lo ottengono le liste civiche collegate ai due sfidanti al ballottaggio: quella di Fazzi sfiora il 9% e si attesta alle calcagna del Pdl; quella di Tambellini diventa il secondo partito, subito dopo il Pd. A sdegnare i lucchesi sembra essere stata proprio l’amministrazione Favilla. Ancora una volta, la conferma arriva dai numeri: il sindaco uscente è pressoché incapace di trascinare la propria coalizione. A scrutinio inoltrato, infatti, è avanti alla propria lista solo di poche decine di voti, al contrario di Tambellini che, a spoglio non ancora ultimato, vanta una dote personale di oltre duemila preferenze. E’ questa la vera bocciatura di Mauro Favilla, la fine poco gloriosa di una carriera politica lunga mezzo secolo, vissuta senza grandi inciampi (fino all’ultimo mandato) fra Lucca e Roma.

Il crollo di Favilla segna, dunque, la fine di un’epoca. Che non è quella più recente del Pdl e del berlusconismo, ma quella della Democrazia cristiana che, proprio grazie a lui, cinque anni fa era stata in grado, con un colpo di coda, di sconfiggere il candidato del centrosinistra, il presidente uscente della Provincia, Andrea Tagliasacchi. Certo, in quella impresa Favilla era riuscito grazie al sostegno di un altro leone della Dc, Piero Angelini, che gli aveva portato un 10% di consensi fondamentale per la sua vittoria. A questo giro, però, anche Angelini si è staccato da Favilla, diviso da una politica urbanistica che è stata anche al centro di un’inchiesta giudiziaria pesante per l’amministrazione. Ma da soli i due (ex) leoni democristiani sono stati sconfitti. E sono piombati, in un attimo, nel passato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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