Sicurezza
Una sfida a undici ma il centrosinistra spera nel 1º turno
Si va alle urne con un centrodestra diviso come non mai La frammentazione rende però probabile il ballottaggio
LUCCA. Parte domani la sfida elettorale. In corsa per Palazzo Orsetti ci sono 11 candidati - mai così tanti - e 24 liste, come nel 2007. Ma la situazione è diversa da cinque anni fa. Dalle elezioni che segnarono il ritorno in municipio di un sindaco democristiano, Mauro Favilla, anche se eletto sotto il vessillo di Forza Italia, An e Udc.
La situazione è diversa e non solo perché a votare questa volta sono chiamati 76.245 elettori, 851 in più delle ultime comunali. E’ diversa perché al voto il centrodestra arriva frammentato in cinque candidati, conseguenza di un mandato travagliato dal punto di vista politico, amministrativo e anche giudiziario. A Lucca il Pdl inizia il declino e si spacca assai prima della caduta di Silvio Berlusconi, anche se la fine di un’epoca viene sancita solo pochi mesi fa, con l’elezione a coordinatore provinciale di un viareggino, Giovanni Santini, che solo pochi mesi prima era stato eletto consigliere regionale. Facendo suo uno dei seggi che, storicamente a Lucca, erano della destra: di Maurizio Dinelli e Giuliana Baudone. E’ proprio il 2010 l’annus horribilis del centrodestra lucchese: per la prima volta non ha consiglieri regionali; a maggio la maggioranza di Palazzo Orsetti si spacca sulla riforma della mensa scolastica e a settembre rischia una crisi istituzionale con la sfiducia al presidente del consiglio comunale Marco Agnitti. Neppure la decisione di Mauro Favilla di prendere la tessera del Pdl è in grado di arrestare la caduta libera della maggioranza. E la situazione precipita, poi, a giugno dell’anno scorso con l’inchiesta sui presunti legami fra urbanistica e tangenti che porta ad alcuni arresti eccellenti e anche all’iscrizione del registro degli indagati del sindaco uscente.
In campagna elettorale nessuno fa cenno alle vicende giudiziarie, ma è innegabile che il centrosinistra aspiri - in questa situazione - a «tentare il colpaccio». A riconquistare, con Alessandro Tambellini, il municipio, 14 anni dopo la chiusura dell’esperienza Lazzerini. Anche se nessuno lo dice ad alta voce, la speranza è di riuscire a battere tutti i candidati del centrodestra al primo turno. Ma le incognite sono troppe per previsioni così nette. Anche se, ufficialmente, il centrosinistra si è ricompattato, recuperando quei voti centristi che sembrano destinati a disperdersi dopo il tentativo d’inverno del presidente della Provincia, Stefano Baccelli, di ottenere le primarie del Pd. Se così è davvero si vedrà solo con lo scrutinio, quando si scoprirà quanti elettori - sia a destra che a sinistra - avranno fatto ricorso al voto disgiunto: il sindaco di una coalizione, il partito (e l’eventuale consigliere comunale) di un’altra.
C’è poi l’incognita dell’astensionismo che preoccupa tutti: in un momento di anti-politica accentuata, c’è da capire quanti andranno a votare. E chi sarà svantaggiato da un’affluenza che si annuncia bassa. E se a destra la frammentazione dei candidati e delle liste, con il ritorno dell’ex sindaco Pietro Fazzi, costituisce un rischio per il risultato elettorale, a sinistra Tambellini deve fare i conti con il voto di protesta che potrebbe essere intercettato da liste come il Movimento cinque stelle di Grillo. E che potrebbe essergli di disturbo, soprattutto nell’aspirazione a una vittoria al primo turno. Primo turno che il centrodestra, così frammentato, vive come una sorta di primarie interne. In vista di una vera resa dei conti post-elettorale che peserà sulle candidature alle politiche del 2013.
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