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primo maggio, al centro la vertenza del corsonna

Maglietta verde e bandiere gli operai lottano per il futuro

Maglietta verde e bandiere gli operai lottano per il futuro

BARGA. Il 1º Maggio ha il volto della protesta dei dipendenti dello scatolificio Corsonna, settanta persone - e altrettante famiglie - per le quali l’incognita del futuro è gigantesca. Storia di...

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BARGA. Il 1º Maggio ha il volto della protesta dei dipendenti dello scatolificio Corsonna, settanta persone - e altrettante famiglie - per le quali l’incognita del futuro è gigantesca.

Storia di lavoratori vittime della crisi, che da mesi (un anno compiuto) lottano per un posto di lavoro: lo scatolificio vuole chiudere e loro cercano di mantenere il posto se davvero l’azienda che lo vuole rilevare riuscisse nell’operazione.

Per la festa dei lavoratori, il centro di Barga era addobbato a festa. Fra le numerose auto esposte, trattori di tutte le taglie e fiori variopinti. C’erano anche loro: gli operai. Tutti con la maglietta verde con la scritta Corsonna, e le bandiere dei sindacati: non era difficile riconoscerli.

«Certe aziende che stavano meglio di noi, anche un anno fa avevano già iniziato a fare dei periodi di cassa integrazione, magari per ammortizzare, noi no. Noi abbiamo chiuso di colpo, da un giorno all'altro, quando i creditori hanno detto basta. E non è che non avessimo lavoro, eravamo in produzione, in maniera regolare», spiega Enrico Mucci, una delle Rsu dell'azienda. «Attualmente, secondo le normative vigenti, i circa 70 dipendenti sono in carico all'azienda per due mesi, visto che la cassa integrazione è scaduta il 12 aprile scorso e nessun accordo sulla mobilità è stato firmato. L'unica soluzione che si vede all'orizzonte - conclude Mucci - è quella legata all'interessamento di un’azienda locale che dovrebbe attivare una produzione nello stabilimento, almeno con una quindicina di posti inizialmente. Speriamo inoltre che gli incontri con le istituzioni locali accelerino questo iter».

Una testimonianza toccante. Riprende a piovere. Eppure, viene da pensare, la strada che da Fornaci porta al centro di Barga è stata un tempo protagonista del lavoro nella Valle.

La via che passa dalla località di Giuvicchia e arriva sin dentro Fornaci Vecchia, era la via principale per Barga. Un luogo storico, da cui sono passati eserciti, granduchi, briganti, viandanti, partigiani, nazisti e alleati. Scendendo, su di un tornante, il bosco svanisce e si materializza la fabbrica metallurgica costruita dalla famiglia Orlando, con cui s'identifica Fornaci da poco più di 100 anni. Il colpo d'occhio, tutte le volte rimane sempre notevole. Dall'alto si capisce ancora meglio come tutto sia stato costruito in sua funzione. Da questa strada passavano anche gli operai della Smi (Società metallurgica italiana), l'odierna Kme.

«Difendere il lavoro per rilanciare l’Italia. Solo così potremo avviare quello sviluppo sostenibile e duraturo che ci porterà fuori dalla crisi. In occasione del 1º Maggio non possiamo dimenticare che anche in provincia di Lucca i lavoratori pagano un prezzo altissimo: nomi come Corsonna e Panem evocano difficoltà di centinaia di persone che non sanno cosa riserverà il futuro. Ma i settori colpiti sono tanti, come l’edilizia - dice la deputata Pd Raffaella Mariani -. Continueremo a chiedere al governo misure per far ripartire il Paese: dagli investimenti in un piano nazionale di piccole opere, ad interventi per garantire tempi certi e accettabili per i pagamenti della pubblica amministrazione, fino ad un ripensamento sul patto di stabilità. Un appello che facciamo da mesi, a fianco degli amministratori locali e delle Regioni».

«Il 1º Maggio la festa dei lavoratori o dei disoccupati? ». Così, il segretario della Fp Cgil, Michele Massari, invita a una riflessione. «La crisi economica colpisce più duro nei territori montani – afferma – . La Garfagnana è una delle zone più in crisi della Toscana. Non passa giorno in cui lavoratori di tutti i settori produttivi denunciano stipendi non pagati, licenziamenti, mancato rispetto dei contratti di lavoro. A farne le spese sono le famiglie e in particolare quei nuclei con anziani e disabili».

Stefano Elmi

Luca Dini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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