Il Tirreno

Lucca

Nuova domanda per la concessione

di Arianna Bottari
Nuova domanda per la concessione

La società di gestione torna alla carica con l’Enac e presenta un altro piano di sviluppo: ma niente pista da 19 milioni

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TASSIGNANO. Nei prossimi giorni lasocietà Aeroporto di Capannori Spa presenterà un nuovo piano di sviluppo ad Enac, fiduciosa di ottenere quella concessione ventennale che in prima istanza è stata negata.

Ultimo passo di una storia, quella dell’aeroporto di Tassignano e della sua gestione, lunga decenni. Lunga e tortuosa, ma l’amministratore delegato Eugenio Baronti rimane fiducioso. «Abbiamo fatto alcuni cambiamenti proprio insieme ad Enac. Andiamo avanti. Entro maggio termineremo gli interventi per la messa in sicurezza e l’agibilità».

Di piani di sviluppo, negli anni, ne sono stati presentati tanti, mai però realizzati, nonostante l’avvicendamento di diversi soci privati che avrebbero dovuto portare capitali da investire. Ma facciamo un passo indietro. Alla fine degli anni Novanta il Consorzio Provinciale Aeroporto di Lucca vede l’entrata dei primi privati, dopo la trasformazione prima in srl, quindi in spa. La cordata era allora capeggiata dalla Sogeal, società di Agliana con il 67%. In totale i privati arrivavano all’80%. Dopo di loro, il Comune di Capannori con il 10% e la Camera di Commercio e la Provincia a suddividersi il resto. Proprio con l’entrata di privati si iniziò a parlare di sviluppo e a lavorare sui primi piani. L’idea era quella di realizzare un aeroporto scolmatore, ovvero in grado di accogliere quei voli commerciali che Pisa e Firenze non potevano accettare.

L’opposizione dei residenti della zona centrale di Capannori e, soprattutto, dei militari, si dimostrò subito invalicabile. All’improvviso, nel 2010, la Sogeal vende le quote private ad una finanziaria russa con sede legale a Cipro. Si parla di nuovi capitali, di nuovi piani di sviluppo, ma l’esperienza si conclude in maniera amara. I russi lasciano. La società è in condizioni finanziarie pessime. I dipendenti (allora poco più di una decina) rischiano il posto). Dopo pochi mesi, un nuovo colpo di scena: arriva l’imprenditrice Livia Bonansea, nota nel settore aeronautico e interessata ad investire. Ma in poco breve tempo anche questa ennesima operazione si rivela fallimentare. Nel dicembre 2010, Bonansea non partecipa alla ricapitalizzazione, abbandona Tassignano e lascia ai soci pubblici il compito di decidere sul futuro della struttura. A quel punto, il Comune decide di mettere a disposizione 900mila euro per acquisire il 90 per cento della società e salvarla dal fallimento. Immediatamente si inizia a lavorare ad un nuovo piano di sviluppo e si prepara il bando per l’entrata nella compagine sociale di un privato, in grado di ridare fiato alle casse della società. Ma la doccia fredda, quando si tratta di Tassignano, è sempre dietro l’angolo. Al bando non partecipa nessuno e Enac decide di respingere la richiesta di concessione ventennale, indispensabile per trasformare la struttura in un aeroporto per aviazione di servizio. Insomma, il bilancio è in rosso, servono i privati per dare garanzie e, di conseguenza, ottenere la concessione ventennale.

I privati non arrivano, la richiesta di concessione viene respinta, ma senza concessione difficilmente si troveranno altri privati, che non vedono vie di sviluppo percorribili. Sembra un cane che si morde la coda.

Non la vede così Eugenio Baronti, amministratore delegato della società di gestione Aeroporti di Capannori. «La concessione è stata respinta perché il piano presentato prevedeva l’entrata di privato, che però non è arrivato. In accordo con Enac, ne stiamo preparando un altro, ridimensionato. Lo presenteremo a breve».

Quando parla di piano ridimensionato, Baronti vuole dire che, per esempio, il progetto di realizzazione di una nuova pista, parallela alla precedente e rispondente alla normativa (19 milioni la spesa complessiva) verrà per ora accantonato. «Il nostro obiettivo è di pareggiare il bilancio, attraverso la messa in sicurezza dell’aerostazione, che ci consentirà di dare una sede ai laboratori di ricerca e alla Zefiro, portando a Tassignano tutti quei progetti sui quali al momento si sta lavorando altrove. Quindi, passeremo al secondo step, con lo sviluppo dell’eliporto e la realizzazione di due nuovi hangar (dal 2015 in poi). Nel frattempo, continueremo a lavorare per trovare un soggetto pubblico o privato in grado di rafforzare la compagine sociale».

Ma se questo soggetto non arriverà, potrà il Comune di Capannori continuare a fornire soldi alla società attraverso le ricapitalizzazioni? «È presto per parlare di ricapitalizzazione. La concessione annuale scade il 31 dicembre, spero proprio che a quel punto il nuovo socio e la concessione ci siano. In caso contrario, il Comune, con voto unanime della maggioranza, ha già deciso che, se necessario, ci sarà una ricapitalizzazione minima». Rimane da quantificare quanto sia questo minimo, visto che il Comune detiene il 90% della società e la manovra rischia comunque di avere un forte impatto sulle casse dell’ente. Nel frattempo, la Corte dei Conti continua a indagare. Due mesi fa circa, erano partiti gli accertamenti sulla gestione Sogeal, ma ora pare che il tribunale amministrativo voglia saperne di più anche sul perché il Comune abbia speso 900mila euro per acquisire il 90% delle quote.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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