Sicurezza
La crisi assale anche la Fondazione Crl
Nel 2012 l’ente distribuirà 5 milioni di meno sul territorio, anche a causa dell’aumento delle imposte stabilito dal Governo
LUCCA. Calano i soldi, aumentano le richieste di finanziamento. Non sfugge alla crisi neppure la Fondazione Cassa di risparmio di Lucca che, nel 2012, potrà distribuire 5 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso. Colpa delle imposte che gravano sul patrimonio e sulle rendite dell’ente proprio nel momento le pubbliche amministrazioni e, anche altre fondazioni, a corto di soldi, erogano meno contributi a privati e associazioni.
I segnali di crisi, però, si sono sentiti forti e chiari già nel 2011: la Fondazione, infatti, chiude il consuntivo con 24,3 milioni di euro di erogazioni deliberate,circa 1,6 milioni in meno rispetto all’anno precedente, con un calo del 6,25% delle risorse messe a disposizione della collettività.
La crisi. Certo è che i 32,6 milioni distribuiti nel 2007 a questo punto sono un ricordo lontano ma è anche vero che negli ultimi anni la Fondazione si è impegnata in investimenti diretti del proprio patrimonio, come il progetto per l’housing sociale e la ristrutturazione del complesso di San Francesco, che hanno immesso complessivamente sul territorio 37 milioni di euro.
Più richieste di contributi. Il rovescio della medaglia sono, invece, le richieste di contributi che continuano ad aumentare perché continua ad assottigliarsi il numero dei bandi di enti pubblici e privati per il sostegno alle iniziative e alle associazioni. Alla fine tutti coloro che cercano soldi per finanziare un progetto finiscono per bussare alla porta della Fondazione Crl.
Le imposte. Ma se finora in San Micheletto si è riusciti a mantenere un livello standard di erogazioni, tra i 24 e i 25 milioni all’anno, senza intaccare i fondi di stabilizzazione (le riserve, ndr), il futuro potrebbe non essere così roseo. Già da quest’anno si stima, infatti, che ci saranno 5 milioni in meno a disposizione a causa degli aumenti delle imposte fissati dal Governo. Il primo salasso arriverà dall’aumento dal 12,5% al 20% dell’aliquota d’imposta sui redditi di capitale e sui redditi diversi, 7,5 punti percentuali in più che da soli valgono 3 milioni di euro. Poi mancheranno (alle erogazion) 1,8 milioni per l’aumento dell’imposta di bollo. In pratica si erogherà allo Stato invece che al territorio che quindi dovrebbe ricevere un 20% in meno di contributi.
Che il momento sia difficilelo dice anche il presidente della fondazione Crl, Arturo Lattanzi che mette l’accento sul tipo di ruolo delle fondazioni bancarie: «Come prevede la Costituzione il nostro intervento dovrebbe essere di tipo sussidiario – spiega – ma quando c’è un settore pubblico in crisi la nostra sussidiarietà diventa invasiva, nel senso che siamo sussidiari al nulla». La fondazione, insomma, è l’unico ente finanziatore.
Assi viari. Per il momento i 200 milioni di euro per realizzare la nuova viabilità di attraversamento della Piana non ci sono. E Lattanzi spiega che a stanziali non può essere la Fondazione Crl: «Si parla di cifre tali che sono diverse da quelle che abbiamo a disposizione. Per rispondere a queste richieste dovremmo impegnare parte del nostro patrimonio ma la legge ci impone di investirlo per farlo rendere». Questa affermazione pare mettere una pietra tombale sull’operazione di finanziamento in sede locale proposta anche dalla Regione in previsione che non ci siano i fondi statali per gli assi. Per quanto, sembri che Anas sarebbe ora disposta a trovare i fondi almeno per la variante alla Statale delBrennero.
Imu. A mangiarsi un’altra fetta delle erogazioni c’è l’Imu per la quale la Fondazione è già pronta a pagare tra i 60 e i 70mila euro. A essere esentati dal pagamento dell’imposta sono solamente quegli immobili di proprietà delle fondazioni che hanno destinazione sociale, assistenziale o sanitaria. Tutto il resto invece viene regolarmente tassato.
Partecipazioni. Buona parte degli utili alla fondazione derivano dalle partecipazioni in società commerciali. Nel settore l’ente ha investito circa 290 milioni, il 24,1% del patrimonio. Di questi, 156 sono in azioni del Credito Bergamasco. Altri 36 milioni sono impegnati nella Cassa depositi e prestiti, 5 milioni in Banco Popolare, oltre 21 milioni in Intesa Sanpaolo, altri 10 milioni nel Monte dei Paschi. Poi ancora Enel, Eni e Atlantia per oltre 6,5 milioni di euro, 4 milioni in Mediobanca, più di 5 milioni, 4 milioni in azioni di risparmio di Telecom Italia spa e 4,9 milioni in Mediaset. Infine 3,4 milioni in Snam, 3 milioni in Finmeccanica e poco meno in Terna, 5,9 milioni nelle Generali .
Investimenti finanziari. Si è puntato soprattutto sui titoli di stato e sulle obbligazioni (35,6%) mentre il 13,2% è stato impegnato in titoli di stato e obbligazioni a tasso variabile.
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