Italia
Parrucchieri a domicilio e al nero
Scattano le denunce: i titolari dei negozi legali si rivolgono a Confartigianato perché le trasmetta a Finanza e Ispettorato
LUCCA. Parrucchieri ed estetisti a domicilio e al nero. Confartigianato ha raccolto una quantità di denunce da parte di suoi iscritti, artigiani con il salone di bellezza o di coiffeur, contro “colleghi” che svolgono la professione in modo occulto. «In alcuni casi ex colleghi che si arrangiano, oppure giovani usciti dalle scuole di formazione che non trovano occupazione nei negozi e che così si arrangiano andando a casa della gente, ovviamente a prezzi più bassi del salone, e senza pagare alcuna imposta. E’ concorrenza sleale. Consegneremo le denunce alla Finanza e all’ispettorato del lavoro. Intanto abbiamo già cominciato una collaborazione con i Nas; non è facile cogliere questi lavoratori abusivi mentre si recano a casa dei loro clienti», spiega il direttore provinciale dell’associazione, Roberto Favilla.
E’ un’altra - l’ennesima - faccia della crisi: l’aumento del numero di inoccupati (persone che un posto di lavoro lo hanno già perso, che sono passate dalla cassa integrazione e dalla mobilità fino a estinguere gli ammortizzatori social), ai quali non è rimasto altro che provare a sbarcare il lunario lavorando in modo sommerso. Una lotta tra poveri: chi non sa dove sbattere la testa finisce che si arrangia come può.
L’aumento dell’inoccupazione si registra anche da altri dati significativi che connotano i quadro del lavoro a livello provinciale: quelli relativi alle richieste di disoccupazione (sia quella ordinaria, per i lavoratori licenziati dell’industria, che dei precari, che usufruiscono del regime a requisiti ridotti), negli ultimi tre anni in progressiva diminuzione.
Le richieste di disoccupazione ordinaria sono in calo a macchia di leopardo sul territorio provinciale: in maniera più forte nelle aree con la maggiore presenza industriale, mentre l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti (per chi ha lavorato almeno 78 giornate in un anno solare) è praticamente in diminuzione ovunque.
«E’ vero - dice il segretario provinciale Cgil Giampaolo Mati -. Si trova così poco lavoro che ci sono anche meno licenziamenti. E la gente è scoraggiata anche a cercare un lavoro nuovo. La situazione è grave - continua il segretario Cgil -. Di questo passo, c’è da aspettarsi che la recessione possa avere una coda nel 2013. Intanto il ricorso alla cassa integrazione cresce: l’incremento è già al 27%. Il ritorno al lavoro nero è un rischio reale per il Paese».
Giovanni Bolognini, segretario provinciale Cisl, conferma che «oggi c’è meno lavoro regolare e più nero. Nel privato, è facile che un lavoratore decida di entrare sul mercato del sommerso, così non paga tasse. Ma chi lavora al nero deve essere penalizzato. Con Cgil e Uil stiamo mettendo a punto un documento da presentare alle associazioni degli imprenditori, un piano per il rilancio del lavoro e dell’economia locale». Documento che poggia, continua Bolognini, su alcuni punti cardine: «Cercare di sbloccare i freni al credito alle imprese, incentivare i processi di innovazione e i collegamenti delle aziende con l’Università. Riteniamo inoltre che un settore al quale l’economia locale debba affacciarsi è quello ambientale, della green economy, che tutela il territorio, evita disastri e crea molti posti di lavoro».
Stephano Tesi, direttore provinciale di Cna, sottolinea che «stiamo attraversanto davvero un momento di forte difficoltà. Con la mancanza di lavoro che c’è, tanta gente rinuncia perfino a cercare un’occupazione, perché è troppo scoraggiata, e soprattutto sono donne e giovani. Così finisce che si cominciano a fare i “lavoretti”. Come associazione, in questo periodo stiamo cercando di divulgare la possibilità di finanziamento offerta dalla Regione per progetti di autoimprenditorialità: il progetto si chiama “Giovani sì” e noi lo spieghiamo attraverso i nostri sportelli».
Ci sono poi settori specifici che si trovano a dover fare i conti con una concorrenza finora mai presa in considerazione. Un esempio: quello degli autotrasporti. Spiega sempre il direttore di Confartigianato Favilla che «ci sono anche tante aziende lucchesi che pur di risparmiare, invece che agli autotrasportatori locali o comunque italiani, si rivolgono a stranieri perché hanno tariffe più basse. Come possono praticarle? Perché registrare e tenere una ditta nei loro paesi di origine è molto meno dispendioso che in Italia, perché pagano meno tasse e quindi possono praticare prezzi inferiori». Per non parlare, continua Favilla, della quantità di inoccupati nell’edilizia: «Ormai - chiude - il mercato dell’edilizia ha espulso una quantità di addetti. Sono rimasti solo quelli con una alta professionalità».
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