Sicurezza
Se non si abbassa l’Imu per i negozi sarà crisi
Confcommercio scrive a tutti i sindaci della provincia per ottenere la riduzione di almeno un punto dell’aliquota di base sulle attività
LUCCA. È bastato fare due conti per far scattare l’allarme. Un negozio di Capannori che pagava circa 600 euro di Ici, dovrebbe sborsarne oltre 1.400 di Imu. Con l’aliquota base, tutti gli esercizi commerciali - bar e ristoranti compresi - pagheranno il 123% in più sull’immobile dove viene svolta l’attività. Troppo per restare a guardare. E così Confcommercio scrive a tutti e 35 i Comuni della provincia per chiedere di applicare un’aliquota ridotta per l’Imu commerciale.
La proposta dell’associazione - oltre 4.300 iscritti in provincia, di cui 1500 (più di un terzo) solo a Lucca - è semplice: invece di far pagare l’Imu al 7,6 per mille per botteghe, negozi, bar e ristoranti - i Comuni dovrebbero applicare un’aliquota ridotta di almeno un punto per non aumentare la pressione fiscale che già schiaccia le attività produttive. «Il conto che abbiamo fatto come Confcommercio - esordisce il direttore, Rodolfo Pasquini - è chiaro: in media l’aumento dell’imposta sugli immobili a destinazione commerciale costa circa 1.000-1.200 euro in più rispetto a quanto pagato finora con l’Ici. Di fatto, questa cifra corrisponde a una rata mensile di un mutuo da 300mila euro restituibile in 15 anni da parte di chi ha avuto l’opportunità di comprarsi il negozio. Oppure corrisponde a un affitto mensile. Così, con il passaggio dall’Ici all’Imu i commercianti si trovano a pagare una mensilità in più per stare nel proprio negozio». Proprio questa considerazione - conferma Pasquini - ha portato Confcommercio a sollecitare l’applicazione di un’aliquota inferiore rispetto a quella di base per le attività commerciali. «Non ci dimentichiamo - aggiunge il direttore dell’associazione - che la seconda aliquota dell’Imu scade a metà dicembre, nei giorni in cui gli imprenditori sono chiamati a versare la tredicesima ai propri dipendenti. Questo mette ancora più in difficoltà».
La richiesta, quindi, è stata formalizzata da qualche giorno. Ma l’unica al momento è arrivata da Pietrasanta. Il Comune ha convocato una riunione per l’8 maggio: in quella sede discuterà di bilancio e, quindi, di tariffe e tributi. Imu compresa. «Da quello che risulta a noi - riprende Pasquini - anche applicando l’ aliquota di base, il gettito dell’Imu per le attività commerciali sarà molto più alto di quello garantito dall’Imu. Riducendo anche solo di un punto l’aliquota di base, dunque, i Comuni si assicureranno un introito maggiore, senza mettere in difficoltà le attività produttive».
In realtà - almeno secondo i calcoli del Comune di Lucca - il passaggio dall’Ici all’Imu sarà un’operazione a “saldo zero”. Per varie ragioni: intanto perché aumentano le detrazioni sulla prima casa; poi perché lo Stato ridurrà i trasferimenti ai Comuni di un importo pari almeno alla differenza fra il gettito Imu e il gettito Ici. In sostanza, quello che il Comune guadagna di Imu lo perde in contributi statali. Non solo. Preoccupa anche la disposizione secondo la quale i Comuni sono liberi di far pagare mendo di Imu (restando entro le gabbie stabilite da Roma), ma allo Stato devono, comunque, versare il 50% delle minori entrate causate dalla riduzione dell’aliquota di base. «Questo aspetto - riprende Pasquini - dovrà essere valutato dalle singole amministrazioni. Noi abbiamo avanzato la richiesta di un’aliquota agevolata per le attività commerciali. Se non è possibile concederla saranno i Comuni a dircelo. Spiegandoci anche il perché».
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