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«Scelta improvvisa»: così disse al giudice

«Scelta improvvisa»: così disse al giudice

L’omicidio a ottobre, poi 16 giorni di carcere e gli arresti domiciliari in attesa del processo

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BARGA. Un gesto d’amore. E di pietà. Che si traducono i una scelta improvvisa. Questi sentimenti, il 9 ottobre spingono Romano Carani, falegname e padre, a un gesto estremo. All’alba si alza dal letto, guarda il figlio Andrea, cerebroleso dalla nascita, che urla. Come al solito. Allora prende le sue bretelle e lo strangola. Poi lo veglia, fino al mattino. Fino a quando si alza la moglie ed è costretta ad annunciarle la notizia che mai avrebbe voluto darle: «Andrea è morto». Poi aggiunge: «L’ho soffocato io».

Non è un gesto dettato dall’egoismo. Ma semmai dalla paura. Dal timore che il figlio potesse finire in un istituto, magari legato a un letto e tenuto sedato con i farmaci. Questo, Romano Carani - 73 anni quando uccide il figlio - racconta al giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Pezzuti, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di San Giorgio.

L’uomo non mente. Il giudice lo sa. Del resto, la famiglia ha sempre assistito con amore Andrea, fino a 39 anni. All’inzio la fatica era minore. I genitori sono giovani. Poi, però, invecchiano, le condizioni di salute peggiorano. Negli ultimi 5-6 anni Romano Carani soffre di problemi cardiaci gravi. Si sente sempre meno in grado di aiutare il figlio. Non ha la quasi più la forza necessaria per farlo. Comincia da questa consapevolezza il timore di lasciare il figlio senza un’adeguata sistemazione. E il desiderio di non far gravare questa situazione sull’altra figlia. Tanto meno vuole lasciare la moglie sola con un fardello così pesante. Sa che è malata e che potrebbe non farcerla ad assistere il figlio tabto amato. Così arriva all’omicidio.

In carcere, però, Romano Carani non resta a lungo. Non è un criminale, solo un padre disperato. Sedici giorni dopo essere stato portato a San Giorgio, il gip accoglie l’istanza di arresti domiciliari presentata dal legale del falegname, l’avvocato Paolo Biagiotti. All’inizio l’uomo non viene rimandato a casa, ma viene sistemato in una struttura protetta a Marliana, in alta Garfagnana.Ai primi di marzo, c’è il ritorno a Barga, nella casa di famiglia. E’ deciso che il processo verrà celebrato con rito abbreviato. E il 17 aprile viene effettuata la perizia sul falegname. Secondo i tempi della giustizia, i risultati avrebbero dovuto essere presentati entro 60 giorni. Perciò il processo si sarebbe dovuto tenere entro luglio. Invece, non ci sarà.

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