La manifestazione
Gioia, dall’alta finanza alla Pia Casa
L’ex presidente della Lucchese aveva acquistato nel 2004 la splendida dimora
LUCCA. Da circa un anno vive in una stanzina a pagamento alla Pia Casa. Eppure Emilio Gioia, 83 anni da compiere il 15 settembre, è stato un imprenditore di successo abituato a dare del tu a un personaggio del calibro del defunto avvocato Gianni Agnelli, e molto apprezzato negli ambienti sportivi tanto che il suo sviscerato amore per i colori rossoneri lo portò a diventare nel 2002 co-presidente dell’As Lucchese Libertas. E per pura passione ha «investito» nella squadra della città - all’epoca in C1 - svariati milioni di euro.
Le origini. Fiorentino di nascita (di Rignano sull’Arno), ma lucchese d’adozione (la famiglia si stabilisce in centro storico e lui frequenta il liceo classico Machiavelli), Gioia fa fortuna come imprenditore prima in Canada e poi a New York. Figlio di un ufficiale di cavalleria subito dopo la guerra si trasferisce in Canada realizzando centri commerciali. Grandi magazzini corredati da negozi, strutture alberghieri e parcheggi sotterranei. A Montreal realizza il primo grattacielo residenziale. Tutto bene sino agli anni Settanta. Poi la scelta di andarsene dal Quebec e di spostarsi negli Stati Uniti. Tappa a New York dove resta 24 anni. Lì apre un’industria manifatturiera, un’attività immobiliare e cura altri interessi coordinati da una holding internazionale. Gira l’Europa e mette una sua base importante a Montecarlo. Dal Principato l’imprenditore raggiunge facilmente Lucca, Capannori e Pisa dove ci sono i parenti.
Scelta di vita. Nel 2004 acquista la storica villa ex Benassai ed ex Savino in località Piletra a San Michele di Moriano. Una dimora storica padronale corredata da giardino, piccola cappella, piscina che diventa il suo buen ritiro. Chiama uno dei più importanti architetti degli Stati Uniti per ristrutturare e abbellire il complesso che diventa un autentico gioiello nel verde delle colline del Morianese.
La passione per lo sport. Da adolescente andava a vedere la Lucchese appena promossa in serie A. In una cena incontra uno dei soci di un’agenzia pubblicitaria che cura l’immagine della squadra rossonera. Lì manifesta l’intenzione di voler entrare a far parte della società rossonera. Acquisice il 50% del pacchetto azionario e allestisce per la stagione 2002-2003 una squadra stellare destinata alla B. L’annata invece si rivela un fiasco e un bagno di sangue dal punto di vista economico-finanziario. Ma l’amore di Gioia per la Lucchese è viscerale tanto che l’imprenditore resta, con una quota simbolica e di controllo, anche con l’avvento dell’uomo d’affari siro-armeno Fouzi Hadj manifestando subito le sue perplessità sul personaggio. A Lucca sono pochi a credergli, ma alla fine le sue intuizioni si rivelano esatte. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
