Proteste
Centro poco accessibile, allarme dei negozi vip
Difficoltà nel trasporto delle merci e problemi con transito e sosta aggravano la situazione già delicata a causa della crisi economica
LUCCA. Per la prima volta, in dieci anni, Cesare Bacci, titolare di “Dimensione suono” - negozio dell’hi-fi di alta gamma - cede alla tentazione degli sconti. Calano le vendite, ammette. Ma la colpa non è solo della crisi. E’ anche del centro storico poco accessibile. Della difficoltà di consegnare ai clienti la merce pesante, come uno stereo o un televisore. Tanto che molti negozi, preferiscono lasciare la città. Con il rischio di avere, in pochi anni, un centro storico anonimo. Di attività omologate verso il basso.
Per ovviare al problema, alcune attività - come il negozio di articoli da regalo e casalinghi L’incontro - si è organizzato con un proprio furgone per consegnare i pacchi pesanti a domicilio. La titolare, Daniela Clerici, infatti, non vuole lasciare il centro storico. E anche oggi che l’attività riduce lo spazio espositivo, conservando solo l’ingresso e le vetrine in via Buia, ribadisce che «noi vogliamo essere presenti nel centro. Abbiamo ampliato il negozio che abbiamo fuori dalle Mura, ma in città restiamo con le griffe perché crediamo nella potenzialità di Lucca. Per quanto, serva una politica diversa della sosta e dell’accessibilità. Da una certa ora in poi, già dal tardo pomeriggio, il centro è deserto. Invece, dovremmo incentivare la frequentazione dei giovani, garantendo aree di sosta anche nel cuore della città, magari utilizzando gli spazi della Manifattura». Due storie diverse, dunque, con il solito denominatore: garantire alla città negozi di qualità, con prodotti unici (o quasi). Lo sforzo per non cedere alle difficoltà c’è anche se - osserva Bacci - in molti «hanno preferito andarsene. Di negozi del mio settore, fino a pochi anni fa in città ce n’erano 4 o 5. Oggi sono rimasto solo. Mi sento un po’ come a Fort Alamo: sto cercando di resistere, malgrado la disattenzione mostrata dall’amministrazione comunale nei confronti delle esigenze di attività come la mia, non molte forse, che devono garantire la consegna al cliente».
Secondo il direttore di Ascom, Rodolfo Pasquini, il problema c’è ma dovrebbe essere risolto con la messa a regime del Centro di distribuzione ecologico delle merci (Lucca port) in via delle Città Gemelle: «Le nostre proposte - esordisce il dirigente - sono già pronte per la nuova amministrazione comunale. Riteniamo necessario mettere a disposizione dei commercianti, un servizio (su richiesta) di consegna delle merci a domicilio per i clienti. Riteniamo che i mezzi elettrici di Lucca port debbano ritirare i pacchi dai negozi e farli trovare ai clienti o al parcheggio dove hanno lasciato l’auto o alla piattaforma di via delle Città gemelle. Qui, fra l’altro, i commercianti dovrebbero anche poter stoccare la propria merce, senza aver bisogno di magazzini nel centro storico, di più difficile accesso». Condivide Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti per il quale il rischio di affossamento del centro storico potrebbe arrivare proprio «dalla mancanza di un servizio integrato fra trasporto delle merci, trasporto pubblico dei passeggeri e sosta. Il sistema di Lucca port è innovativo, ma comporta, a mio avviso, la necessità di parcheggi scambiatori nel senso più ampio del termine: aree di sosta dove i mezzi di Lucca port possano consegnare la merce acquistata in città dai clienti. Questo servizio, è ovvio, da sé non basta». Per portare i clienti nel centro storico, senza spaventarli con la difficoltà di accesso o di sosta - come richiede anche Daniela Clerici - sarebbe «necessario - riprende Emanuele Pasquini - un sistema di navette fra i parcheggi e la città. O la possibilità di uno scambio auto-bici nelle aree di sosta. Ugualmente, la zona al traffico limitato dovrebbe essere accessibile, anche in auto, almeno la sera. E di questo abbiamo già parlato anche con tutti i candidati sindaci».
Un intervento su trasporto merci, sosta e accessibilità è quanto si aspettano tutti i commercianti del centro storico «specialmente in un momento di crisi come quello attuale. Una volta - sottolinea Bacci - i clienti si chiedevano: “Ma tu, dove ti servi?”. La risposta dava la misura della qualità della merce comprata. Oggi ci si domanda: “Dove l’hai comprato? E quanto l’hai pagato?”. Il valore di riferimento è soprattutto il prezzo. Per questo chi è in città deve riuscire a invogliare i clienti a venire. A meno che non si voglia un centro storico di soli negozi di merce scadente».
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