Sicurezza
Dalle imprese aumenta la richiesta di finanziamenti
LUCCA. Le banche non erogano prestiti, ma le imprese non mollano. Continuano a chiedere i finanziamenti. Per fiducia, forse. O per disperazione. Fatto sta che mentre a livello nazionale, nel 2011 la...
LUCCA. Le banche non erogano prestiti, ma le imprese non mollano. Continuano a chiedere i finanziamenti. Per fiducia, forse. O per disperazione. Fatto sta che mentre a livello nazionale, nel 2011 la domanda di credito delle imprese è calata dell’1%, in provincia di Lucca è aumentata del 4%, come a Massa. E più che a Pisa (+1%) e a Prato (+2%). L’unica eccezione è Pistoia che registra una contrazione di domanda di credito del 2% il doppio della media nazionale.
Secondo i dati di Crif, società leader nella gestione di informazioni creditizie, in Toscana c’è ancora una certa fiducia nell’economia che porterebbe le imprese a domandare prestiti, tanto che la richiesta è cresciuta, nel 2011, del 9% a Grosseto e perfino dell’11% ad Arezzo. La crescita a Lucca è più contenuta, ma è comunque evidente rispetto alla media nazionale contraddistinta da un segno negativo. Non è ancora disponibile, però, il dato dei finanziamenti concessi alle imprese: questo significa che le aziende bussano cassa, ma non è affatto scontato che le banche aprano i cordoni della borsa. Non a caso, proprio Crif registra la »prudenza delle politiche di erogazione adottate dagli istituti bancari» anche nell’ultimo anno.
La lettura di questi dati è complessa. E non si può liquidare con la ritrosia delle banche a concedere prestiti alle imprese. «Può accadere, ad esempio - conferma Crif - che per piccoli investimenti, le aziende (soprattutto quelle individuali) facciano richiesta di un prestito personale che ha una procedura più semplice e più rapida per l’erogazione. Così, per esempio, l’artigiano che vuole cambiare il furgoncino con cui lavora può ritenere più facile ottenere i soldi con il prestito personale che con l’accesso al credito per le imprese».
L’aumento di domanda di credito, però - sempre secondo Crif - può avere altre spiegazioni: l’intenzione di continuare a investire nell’azienda, anche in un momento di difficoltà del mercato nazionale e internazionale; ci può essere, però, la necessità di avere più liquidità in un periodo di crisi, in modo da garantire il pagamento di stipendi o fornitori. Oppure - è l’analisi di Crif - l’aumento di credito «può essere dettato dal timore delle imprese che ci sia un’ulteriore contrazione del finanziamento e che quindi tentino di fare “provviste” in previsione di tempi più magri». Che, in realtà, non sembrano neppure troppo lontani. Dal 1° gennaio al 31 marzo, infatti, in Italia sono stati registrati 3001 fallimenti di imprese: di questi 200 tondi tondi sono in Toscana. Con una media di due al giorno.(i.b.)
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