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Per tenere i tavolini all’aperto un “buco” nella normativa

Per tenere i tavolini all’aperto un “buco” nella normativa

 La norma c’è, ma il Comune non ha ancora deciso come applicarla. Da qualche settimana, il regolamento di occupazione del suolo pubblico consente ai pubblici esercizi di non smontare tavoli

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LUCCA. La norma c’è, ma il Comune non ha ancora deciso come applicarla. Da qualche settimana, il regolamento di occupazione del suolo pubblico consente ai pubblici esercizi di non smontare tavoli, sedie e pedane all’aperto a patto che ci sia un’interruzione di 15 giorni nell’utilizzo dello spazio esterno. Come mettere in atto questa “interruzione”, però, ancora non è stato deciso. Di sicuro, si sa solo che non sarà possibile accatastare sedie e tavoli all’esterno dei locali perché questa «pratica contrasta con il regolamento per il decoro urbano».

Alla base dell’inghippo - spiega il Comune - c’è la necessità di non trasformare in permanente l’occupazione del suolo pubblico perché, soprattutto per chi ha gazebo e strutture con tamponature laterali, questo obbligherebbe i titolari a richiedere un permesso all’ufficio edilizia. Una struttura del genere attiva 365 giorni l’anno, di fatto, è equiparata a un “volume” e, come tale, dovrebbe essere realizzato solo dopo il rilascio di un permesso. Allora il Comune, con la revisione del regolamento della Cosap, si è inventato (all’articolo 18) il doppio rilascio dell’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico: un’autorizzazione per l’estate, valida dal 15 marzo al 15 novembre, e un’autorizzazione per l’inverno, valida dal 16 novembre al 14 marzo. All’interno di questi due periodi, i titolari dei pubblici esercizi devono interrompere l’occupazione del suolo pubblico per almeno 15 giorni, con comunicazione anticipata al Suap, lo sportello unico per le attività produttive. La domanda irrisolta è come interrompere l’occupazione del suolo pubblico senza togliere tavoli, sedie o pedane. La risposta dovrebbe arrivare dai dirigenti del Comune. Per ora ci sono solo ipotesi. Intanto si pensa che le strutture esterne potrebbero restare e non essere smontate, a patto che per almeno 15 giorni non vengano utilizzate per la somministrazione: in questo caso, l’attività (il bar o il ristorante) potrebbero continuare a restare aperti, ma dovrebbero utilizzare solo gli spazi interni, grandi o piccoli che siano. Oppure, il periodo di interruzione potrebbe essere indicato al momento del rilascio di una delle due autorizzazioni, invernale o estiva: ad esempio, si potrebbe far slittare quella invernale dal 16 novembre al 1° dicembre, in modo da garantire lo stacco dei 15 giorni che impediscono alla concessione del suolo pubblico di diventare permanente e far scattare una serie di obblighi previsti dal regolamento edilizio. Sennò, non resta che smontare tavoli e sedie. Ma questa è l’eventualità che tutti vogliono evitare. Anche se dovrà essere la prossima giunta a sciogliere il nodo. (i.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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