Sì all’acqua pubblica, ma con i conti in pari Parola di candidati
Confronto sotto tono fra 7 aspiranti sindaci: per tutti il bene è «comune», ma la gestione può anche coinvolgere i privati
LUCCA. Sette candidati sindaco a confronto sulla loro idea di gestione dell’acqua. Chiamati a dire se la vorrebbero pubblica o privata. Il tema poteva essere di richiamo, sull’onda della straordinaria partecipazione popolare ai referendum dello scorso anno. Invece di popolo se n’è visto ben poco. Alla Croce verde, lunedì sera c’era tanta gente, circa cento persone, ma quasi tutti sostenitori dell’uno o dell’altro candidato, più gli amici degli organizzatori.
Tutti i candidati hanno dimostrato poca voglia di confronto e scarsa capacità di ascolto delle argomentazioni altrui. E chi non era schierato e avrebbe voluto capire qualcosa in più, è uscito a testa bassa, con un po’ di malinconia. Anche perché nel corso della serata c’è chi, tra i candidati, ha confessato apertamente di non essere preparato completamente sull’argomento in discussione. Ad organizzare il confronto è stato il Comitato acqua bene comune. Vi hanno partecipato Piero Angelini, Maurizio Dinelli, Luca Leone, Giuliano Marchetti, Daniela Rosellini, Alessandro Tambellini e Gemma Urbani. Assenti, per varie ragioni, gli altri quattro candidati sindaco. Mauro Favilla e Andrea Colombini avevano declinato l’invito, ma hanno inviato una risposta scritta che gli organizzatori, però, non hanno voluto leggere perché – dicono – è l’assemblea pubblica l’unica forma di confronto franco, aperto e diretto con i cittadini. Pietro Fazzi aveva la presentazione del suo programma, per Antonio Trapani, invece, assenza giustificata per motivi personali. Tra i sette presenti, la partita tra gestione pubblica e gestione privata è finita in una sostanziale parità. Marchetti, Rosellini e Urbani sono per un’esclusiva gestione pubblica, Tambellini dice sì al pubblico ma solo in un quadro di leggi nazionali, per Leone, Dinelli e Angelini bene il privato con i controlli del pubblico. A questa sintesi, tuttavia, si è arrivati dopo un dibattito durato quasi tre ore nel corso della quale i candidati sono stati interpellati su 3 domande, per rispondere a ognuna delle quali avevano due minuti a disposizione.
La prima domanda: «È disposto a costituire un tavolo di lavoro formato da amministratori, utenti e Comitato acqua bene comune per pianificare la trasformazione delle attuali società di gestione in aziende speciali di diritto pubblico?». La seconda: «È disposto a inserire nello statuto comunale un comma in cui si affermi che l’acqua non è un bene di rilevanza economica?». La terza: «È disposto cioè a rispettare l’esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011?». Qualcuno ha risposto in modo articolato, non riuscendo a contenere nei due minuti concessi, almeno all’inizio del dibattito, le proprie considerazioni e contestando quella regola. Ma poi il tempo è stato sufficiente per tutti e le contestazioni sono scemate. Ad avere necessità di spiegare meglio la propria posizione sono stati Angelini e Dinelli. Per i quali non ci piove che l’acqua sia un bene comune dal quale non ci deve essere profitto, ma affidarne la gestione ai privati sotto il controllo pubblico, a loro giudizio, è garanzia di efficienza, di investimenti e di costi contenuti nelle tariffe, come dimostra Geal, la spa a capitale misto che gestisce il servizio idrico a Lucca. Idea condivisa da Leone. Tambellini, invece, invoca un quadro nazionale preciso. «Per rispettare l’esito del referendum – dice – si deve affermare il primato del servizio pubblico sulla logica commerciale, ma la gestione deve avere i conti a posto». Da Urbani, Rosellini e Marchetti, con argomentazioni diverse, un deciso sì alle proposte del comitato «perché l’acqua non è merce».
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