Sicurezza
Botte al ristoratore dopo il furto Condannati i due rapinatori
Si scagliarono contro il gestore de La Baracca che li aveva scoperti mentre rubavano su un’auto L’uomo, finito a terra, si aggrappò alla targa posteriore dell’auto dei malfattori che gli restò in mano
PORCARI
Condannati a pene che superano i due anni di carcere e che quindi non prevederebbero la sospensione condizionale in realtà non verranno sottoposti a misure detentive in quanto minori dei 21 anni. Si conclude con due condanne per rapina impropria e lesioni il processo di primo grado nei confronti di Antonio Riccardi, 20 anni, di Altopascio e Ghery Fariello, 21 anni, residente a Badia Pozzeveri. Due anni e cinque mesi per il primo - accusato anche di simulazione di reato per essere andato il giorno successivo alla stazione dei carabinieri di Capannori a denunciare il furto della Panda di proprietà della madre - e due anni e quattro mesi per il secondo. Per il terzo componente della gang, un minorenne di origini albanesi, gli atti sono stati stralciati e finiranno al tribunale dei minori.
I fatti. Sono le 22,30 del 3 agosto 2011. Nel parcheggio del ristorante La Baracca nel Padule di Porcari tre giovani stanno armeggiando su un’auto in sosta. Si tratta di una Fiat Seicento di proprietà di una cliente del locale. Nell’abitacolo c’è un bracciale e un anello Swarosky. Forzato la portiera lato guida Riccardi, Fariello e il minorenne sfilano l’autoradio. Ma in quel momento esce a prendere una boccata d’aria il gestore del locale, Graziano Giannerini, 41 anni, di Porcari. Vede i tre che armeggiano nell’auto e interviene. Inizia a gridare, a minacciare di chiamare i carabinieri. Un tentativo di farli fuggire magari lasciando lì la refurtiva. Invece la gang gli salta addosso. Una colluttazione violenta con calci e pugni al volto e al corpo del ristoratore. Che tramortito crolla a terra. A quel punto i tre giovani provano a scappare. Salgono sulla Fiat Panda di proprietà della madre di Riccardi, completamente all’oscuro di quanto stesse combinando il figlio, e si allontanano dalla zona.
La targa. Giannerini, colpito da un cazzotto all’orecchio destro che gli provoca una lesione al timpano (15 giorni di prognosi), è sdraiato a terra vicino all’auto. Nonostante le botte il ristoratore non si arrende. Si aggrappa con le mani alla targa posteriore della vettura. La Panda parte e a lui gli rimane in mano la targa. Una prova inconfutabile. Giannerini avverte i carabinieri mentre Riccardi chiama il 112 e, per crearsi un alibi, sostiene di aver subito il furto dell’utilitaria della madre con all’interno il telefonino.
L’arresto. I carabinieri di Capannori, diretti dal maresciallo Antonio Fasiello, invitano Riccardi in caserma. Messo alle strette confessa e fa i nomi dei giovani che erano con lui . La Panda, con una ruota forata, viene recuperata.All’interno c’è l’autoradio rubata e arnesi da scasso. Dopo una notte in cella la gang viene messa agli arresti domiciliari dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti.
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