Finanza
«Soltanto Maddè non prendeva farmaci»
L’ex attaccante era invitato nelle scuole lucchesi per scuotere le coscienze dei giovani
LUCCA. Nel 2003 l’incontro di Carlo Petrini con Lucca. Un’attrazione fatale. Lui ha già scritto tre libri (Nel fango del dio pallone, il calciatore suicidato e i pallonari) e in una cena con amici conosce Adriana Clocchiatti della famiglia Melecchi, figlia di un ex calciatore di serie A degli anni Cinquanta. Tra i due scoppia la passione. « Mi ha subito conquistato quel suo coraggio, quel modo schietto e diretto di affrontare i problemi di dire le cose. - dice la vedova - Carlo rifuggiva l’ipocrisia: era una persona scomoda e ingombrante. Non era un santo. Di errori nella sua vita ne ha commessi molti, ma ha fatto tutto in buona fede e ha pagato di persona. Il suo motto era “se dici la verità non devi aver paura di nessuno”». Il 10 agosto 2005 la coppia si unisce in matrimonio e la cerimonia si celebra a palazzo Orsetti. Da quel momento Lucca diventa per Petrini il suo buen ritiro. Presenta i suoi ultimi lavori alla libreria Ubik in via Fillungo e viene chiamato dalla Provincia e da istituti scolastici per diffondere nei giovani la cultura dello sport pulito. È il nemico numero uno dei palazzi del calcio. Escluso, evitato, emarginato. Morto ancor prima di esserlo. Quando parla di doping dice: «Giravano negli spogliatoi strane bottigliette con un liquido chiaro che ci iniettavano in vena con la stessa siringa. Te le imponevano. A Roma se il sabato non le facevi la domenica Liedholm non ti mandava in campo. Eri alla mercè delle società che ti ricattavano minacciandoti di spedirti nel profondo Sud o di troncarti la carriera. Tutti i giocatori di quel periodo hanno ingerito le palline rosse di Micoren. Solo uno ha evitato l’uso sfrenato di farmaci: Sergio Maddè, mio compagno al Milan, al Torino, al Verona e al Cesena. Lui non sentiva storie. Niente infiltrazioni, niente capsule. Stop e riposo sintanto che non era guaritò». Nel 2006 insieme ad altri calciatori come Aldo Agroppi aderisce all’associazione vittime del doping fondata dalla figlia dell’ex calciatore Bruno Beatrice, scomparso nel 1987 a 39 anni. E intanto prosegue a scrivere libri-denuncia: da Senza maglia e senza bandiera a Scudetti dopati sino al Le corna del diavolo, al Calcio nei coglioni e a Piedi nudi.
Luca Tronchetti
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