Il Tirreno

Lucca

Ora il calcio vuole i defibrillatori

di Michele Citarella
Ora il calcio vuole i defibrillatori

Fra i dilettanti solo la Folgor Marlia è in possesso dell’attrezzatura, tante piccole società non hanno risorse per acquistarla

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LUCCA. Poco diffusi e con poche persone in grado di utilizzarli. I defibrillatori sono ancora un oggetto misterioso nel pianeta del calcio dilettantistico e giovanile lucchese. Anche se il caso Morosini ha fatto prendere coscienza un po’ ovunque della necessità di questi apparecchi a bordo campo.

A Lucca la situazione è variegata. Ci sono realtà felici come la Folgor Marlia, ci sono quasi tutte le società di Prima, Seconda e Terza categoria che hanno più difficoltà.

Fabrizio Giovannini spiega la soluzione adottata a Marlia. «Siamo ben oltre la regola. La Folgor Marlia gioca praticamente tutte le partite interne nell'impianto di viale Europa dove il defibrillatore è presente e conservato in un posto bene indicato, in modo tale che può essere utilizzato anche da chi non frequenta abitualmente la struttura. Il lavoro culturale mirante alla sensibilizzazione sul primo soccorso la dobbiamo in particolare a Moreno Pagnini, dirigente della Scuola Calcio che si è impegnato nell'acquisto del materiale e nel permettere a diversi dirigenti e tecnici di saperlo utilizzare». Una di queste persone abilitate è sempre presente in caso di necessità, anche durante gli allenamenti. «La sicurezza – conclude Giovannini – è sempre garantita per le nostre gare interne, senza alcuna distinzione tra le gare di promozione e quelle del settore giovanile. Il nostro presidente è spesso al campo ed è un medico».

La Fortis Lucchese adotta una strategia diversa, affidandosi ad un'ambulanza con personale sanitario a bordo. Anche il Lammari non fa mancare un'ambulanza con personale formato anche per l'utilizzo del defibrillatore.

Ci sono poi alcune realtà sportive che chiedono l'assistenza sanitaria a bordo campo, ma questa ha spesso prezzi elevati che non tutte le società possono permettersi. E' il caso della Virtus Robur Castelnuovo che gioca le gare interne allo stadio vecchio, vicinissimo al pronto soccorso. Sempre in Garfagnana, ci sono stati casi in cui l'ambulanza è stata presente, ma a causa dei tagli alla sanità e al minor numero di mezzi a disposizione, alcune squadre di soccorso hanno lasciato il campo per andare a presidiare o intervenire altrove.

Il Real Castelnuovo affida eventuali necessità di primo soccorso all'appassionato e disponibile dottor Francesco Simonetti, ormai punto di riferimento a bordo campo in caso di necessità ed urgenza.

Il presidente del Luccasette, dottor Germano Barsali, preferisce spostare l'attenzione dal defibrillatore alle modalità con cui si effettuano le visite mediche: «Il defibrillatore è importante, ma è altrettanto importante rivedere il sistema di visite mediche.Possibile che bambini di dodici anni e atleti maggiorenni che giocano in categoria svolgano la stessa tipologia di visite mediche per l'idoneità sportiva? Possibile che l'elettrocardiogramma cosiddetto “sottosforzo” avvenga soltanto a 100 watt? Perchè non diversificare i test di idoneità medico sportiva in base all'età e al livello più o meno agonistico in cui milita un giocatore?»

In Garfagnana e Media Valle, le società denunciano in coro, oltre alla mancanza di un defibrillatore, anche le difficoltà per l'effettuazione delle visite mediche annuali dei propri tesserati. Il servizio è infatti dimezzato dopo la chiusura del reparto di medicina sportiva di Castelnuovo. In terza categoria, molte società che si reggono sul volontariato e senza sponsor, non possono permettersi l'acquisto di un defibrillatore, dal costo minimo di circa 1000/1200 euro oltre alle spese di manutenzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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