Attenzione
Morto l’ex bomber Petrini alfiere di un calcio pulito
Nei suoi nove libri-denuncia raccontò le pratiche di doping su giocatori-cavia, le scommesse clandestine e l’uccisione di un mediano fatta passare per suicidio
LUCCA. Carlo Petrini, 64 anni, ex attaccante negli anni Sessanta-Settanta con oltre 250 presenze in serie A, alfiere della lotta al doping è morto nel reparto di oncologia dell’ospedale Campo di Marte dov’era ricoverato da sabato. Per 7 anni ha lottato con la malattia. Tre tumori (testa, polmone e rene) e un glaucoma che progressivamente l’ha reso cieco. Ma l’ex bomber ha proseguito il suo cammino sempre a testa alta, senza mai far pesare nulla agli altri e con un unico pensiero: raccontare la vita del calciatore tra doping, scommesse clandestine e biechi compromessi di un sistema che ha come unico scopo la conservazione del potere. Racconti-verità capaci di mettere a nudo le miserie del pallone per far riflettere le nuove generazioni sull’uso-abuso di sostanze dopanti nel calcio e sull’invasione di maneggioni senza scrupoli in grado di pilotare partite e arbitri, manipolare i risultati e rovinare il gioco più bello del mondo.
L’ambiente, dopo l’uscita della sua prima fatica letteraria «Nel fango del Dio pallone» divenuta anche una trasposizione teatrale, l’aveva abbandonato. Evitato come la peste salvo rare eccezioni. Lui, che nella vita riconosceva di aver commesso tanti errori, ha saputo trarre preziosi insegnamenti dagli sbagli fatti ed è stato capace di descrivere in modo schietto ed efficace le pratiche usate nei confronti dei calciatori. Una battaglia per un football pulito e contro di chi nega l’esistenza di un nesso di causalità tra le morti dei calciatori e il doping. Un’incidenza altissima come testimoniano le statistiche del ministero della Sanità legate a certe malattie (Sla, tumori al fegato o alla testa, infarti, leucemie).
Pochi amici. A stargli vicino sino all’ultimo respiro la moglie Adriana Clocchiatti sposata nel 2005, figlia di Giovanni ex terzino della Lucchese degli anni Cinquanta anche lui scomparso prematuramente, che ha condiviso gli ultimi 7 anni di vita dell’ex calciatore nella loro casa dietro l’Hotel Melecchi all’Arancio. Petrini aveva giocato nel Genoa, nel Milan (vinse la Coppa dei Campioni nella stagione 1968-69), nel Torino (Coppa Italia 1970-71) e poi a Varese, Catanzaro, Terni, Roma, Verona, Cesena e Bologna. «Pochi gli ex compagni che avevano mantenuto rapporti con lui. Un mese fa era venuto a trovarlo il dg della Roma, Franco Baldini, e nel giorno del suo ultimo compleanno (il 29 marzo scorso) anche Kurt Hamrin con cui aveva giocato nel Milan. Poi si vedeva con altri due ex compagni di squadra del Bologna, Arcadio Spinozzi e Arcangelo Castronaro, oltre che con l’ex portiere Claudio Bandoni che è originario di Ponte a Moriano. Anche Prati e Simoni lo vennero a trovare alcuni anni fa in occasione di un compleanno. Ma la maggior parte degli ex colleghi lo rimproverava e in molti giravano la testa al suo passaggio».
I Funerali. Oggi alle 14,30 alla chiesa dell’Arancio l’ultimo saluto all’ex bomber che lascia, anche i figli Giancarlo e Barbara. Al termine della cerimonia funebre la salma verrà tumulata accanto alla tomba della madre nel cimitero di Monticiano il suo paese natale in provincia di Siena. Lo stesso in cui abita Luciano Moggi. Stesso paese, ma idee e concezioni diametralmente opposte. Proprio sulla figura dell’ex potente del calcio italiano Petrini aveva concentrato la sua ultima fatica letteraria.
Altro servizio a pagina 14
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