Il Tirreno

Lucca

Negozi in fuga da piazza San Carlo

di Barbara Antoni
Negozi in fuga da piazza San Carlo

Da sette le attività sono ridotte a tre. Gli esercenti protestano: il centro è deserto, la sera c’è il coprifuoco

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LUCCA. Negozi e attività in fuga dal centro storico. Perché il giro di persone, in alcune zone, è scarso; perché gli affitti sono alti e la propensione dei clienti a spendere oggi è poca; non ultimo per scarsa sicurezza. E così accade che aree come quella della piazzetta San Carlo, nemmeno cinquanta metri in linea d’aria da via Fillungo e via Santa Croce, si spopolano.

Da sette attività che vi avevano sede fino a pochi mesi fa, oggi sono rimaste in tre: il Cafè Fellini di Massimo Tamburini, il negozio di abbigliamento Vicolo San Carlo e il negozio per bambini Blumer. Se ne sono andati un salone di parrucchieri (che ha trasferito l’attività fuori dal centro), e altri due negozi di abbigliamento, uno dei quali quello di moda giovane Pesi e Vinci, inaugurato quando nacque la piazzetta, dodici anni fa. Non più tardi di un anno e mezzo fa, il negozio fu oggetto di un tentativo di furto: quancuno usò un lampione del bar come ariete contro la vetrina, senza però riuscire a entrare. Un mese fa circa, racconta uno dei titolari, Stefano Vinci, «quando avevamo appena chiuso il negozio, abbiamo trovato un’altra vetrina rotta».

«Se nel centro storico, specialmente la sera, ci fosse gente, il livello di sicurezza sarebbe maggiore - dice Massimo Tamburini del Fellini -. Noi chiudiamo alle 21 perché abbiamo degli amici che vengono sul tardi. Non certo per gli incassi: dalle 19,30 in poi non si vede praticamente più nessuno. Purtroppo è stato deciso di rendere Lucca una città cartolina, dove non si possono fare attività, come la musica, la sera perché gli abitanti non lo permettono. Non si capisce che senza attività aperte il centro storico rimane deserto e diventa terreno fertile per i malintenzionati. Quale ragazza si avventurerebbe da sola in questi vicoli dopo le 20? Per noi che siamo nel cuore del centro storico è davvero triste. Alle 21 c’è il coprifuoco».

Ancheil Cafè Fellini ha è stato preso di mira da ladri e vandali. «Un anno e mezzo fa - racconta il titolare - qualcuno è entrato nel bar la notte per rubare. Pochi mesi fa invece una mattina tornando al lavoro ho trovato tutte le sedie spostate. Una era stata usata per cercare di sfondare la porta ma per fortuna senza successo. Mi auguro che cambi qualcosa, voglio essere comunque postitivo».

«Quella piazzetta è deliziosa e mi dispiace molto averla lasciata - non nasconde Stefano Vinci -. Ma di tutte le aspettative che vi erano riposte quando fu inaugurata, nessuna è andata in porto, il progetto non è decollato. Perché non è stata valorizzata come era stato promesso, ed è andata a finire che la sera la piazzetta è diventata un luogo di sfogo per balordi. Un mese fa è scaduto il contratto di affitto che avevamo stipulato per dodici anni: eravamo i commercianti più “vecchi” della piazza. Sono intervenuti anche cambiamenti interni alla nostra organizzazione, ma se avessimo avuto qualche sicurezza in più sulla valorizzazione e la cura di piazza San Carlo, non avremmo lasciato il negozio, che andava bene. Avevamo creato un negozio giovane e i giovani rispondevano - spiega ancora il commerciante -. Ma ci siamo stufati di dover sempre alzare il telefono per sollecitare l’azienda che cura la pulizia del centro di venire anche qui. Sotto l’arco nessuno rimuoveva il guano dei piccioni, era un problema costante. E poi ci si sono messi gli assalti dei malfattori. Quello di un anno fa alla vetrina principale e l’ultimo, un mese fa, a una vetrina laterale, quando il negozio era già chiuso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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