Attenzione
Archivio di Stato anche hi-tech ma mancano risorse e personale
Inutilizzato un importante laboratorio di restauro perché il numero dei dipendenti è insufficiente Sulla facciata inciso un codice che consente a chiunque di accedere al sito Internet dell’istituzione
LUCCA. Le pietre parlano…anzi, in questo caso sono le mattonelle a farlo. Richiamando, e citando, il libro sulla storia archeologica d’Italia di Paul MacKendrick potrebbe essere definita così l’iniziativa promossa dall’Archivio di Stato.. L’istituzione cittadina, infatti, con l’obiettivo di aprire le porte del palazzo alla città ha deciso di apporre sulla facciata delle due sedi (piazza Guidiccioni ed ex Macelli pubblici) una mattonella bianca con sopra inciso il QRcode, una specie di codice a barre che permette a chiunque di accedere al sito dell’Archivio di Stato.
La modalità escogitata è del tutto nuova in città: per farsi un’idea basti pensare che palazzo Guidiccioni è il primo edificio pubblico ad utilizzare questo dispositivo.
«Il codice bidimensionale – spiega Elisabetta Piccioni, neo direttrice dell’Archivio di Stato – permette di collegarsi a pagine internet, video e audio on line e può essere letto tramite un telefono cellulare o uno smartphone munito di un apposito programma di lettura. Per attivare il codice Qr è sufficiente inquadrarlo con la fotocamera del cellulare dopo aver aperto il lettore sul codice stesso».
Con il Qr Code cittadini e turisti possono accedere ad una sintesi delle vicende dell’Archivio di Stato avvalendosi di pagine del sito oppure di un breve filmato che ne suggerisce il percorso nel tempo. Una sorta di narrazione per immagini e suoni, a partire dalla figura di Salvatore Bongi, giovane patriota e celebrato archivista e bibliofilo. La sua vita e il suo lavoro offrono infatti una preziosa occasione per riflettere e ripercorrere la storia dell’Archivio, come in un lungo intreccio fra tradizione e innovazione.
«Del resto – ha spiegato Marina Brogi, vice direttrice hivio - l’Archivio di Stato ha da tempo intrapreso iniziative innovative e all’avanguardia nel settore documentario anche avvalendosi delle più avanzate tecnologie».
«La nostra volontà è quella di aprire e far conoscere tutta questa memoria – continua la direttrice – al mondo e al pubblico più giovane».
L’Archivio di Stato versa in una situazione di grave crisi, provocata dal mancato ricambio generazionale del personale, dalla carenza di organico e dalle scarse o quasi inesistenti risorse che vengono attribuite ai Beni culturali. «Da anni non si fanno più concorsi – spiega Piccioni – Possiamo contare su un importante laboratorio di restauro, in gran parte sotto utilizzato perché il personale, molto qualificato, è insufficiente. E questa è una grande perdita».
Un patrimonio immenso fatto di milioni di documenti, bolle papali, pergamene, cartografie originali che rischia di essere dimenticato e perso. Gli archivi sono ciò che rende verificabile il passato, lasciarli marcire significa che qualcuno potrà reinventarlo, riscriverlo.
Nadia Davini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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