La manifestazione
L’Eurosak è risanata ora la gara per l’affitto
La gestione del curatore fallimentare ha rimesso in sesto l’azienda di Porcari Numerose le imprese che hanno manifestato interesse a rilevare l’attività
PORCARI. L’Eurosak è risorta. Dal buio in cui era piombata a gennaio dopo il fallimento, con il concreto rischio di chiusura, l’azienda di imballaggi sta vivendo una seconda giovinezza ed è diventata un bocconcino appetibile per il mercato. In grado non solo di garantire attualmente la produzione quasi alla sua massima potenzialità, ma in prospettiva di aumentarla ulteriormente, accrescendo sia il fatturato che l’occupazione.
È la buona notizia data dal curatore fallimentare Paola Del Prete e da Ivano Carlesi, da lei chiamato per curare la gestione del secondo esercizio provvisorio dell’azienda porcarese, partito il 25 febbraio dopo la prima fase seguita al fallimento. E la cura Carlesi - ex dirigente del gruppo Ciardella e già consigliere di Confindustria – ha dato i suoi frutti. Mai così importanti, alla luce dell’importante scadenza di fine mese: la gara per l’affitto dell’azienda, primo passo per la successiva vendita, le cui buste con le offerte delle imprese verranno aperte il 24 aprile.
Da quella data il tribunale ha tempo 15 giorni per la valutazione delle offerte pervenute. E’ quasi certo, quindi, che l’esercizio provvisorio verrà prorogato oltre il 5 maggio, quando dovrebbe scadere, anche perché c’è un altro appuntamento importante i cui esiti devono essere tenuti in conto: la sentenza della Corte di Appello, attesa per il 29 maggio, sul ricorso della proprietà di Eurosak che ha impugnato il procedimento del giudice fallimentare.
Ad oggi non è ancora arrivata alcuna offerta per la gara del 24, ma la prassi vuole che siano consegnate tutte l’ultimo giorno. Di sicuro, però, è che l’Eurosak è diventata appetibile: l’investitore che la prenderà – chi si aggiudicherà l’affitto avrà poi il diritto di prelazione sull’acquisto – si troverà un’impresa senza crediti né debiti. Capace di sfornare già ora dalle 550 alle 680 tonnellate al mese di prodotti, contro una capacità massima di 900-950, e di arrivare, una volta rimessi in funzione due macchinari oggi fermi, ad incrementare di oltre due milioni di euro il fatturato, oltreché assumere nuovo personale, almeno 24 unità in più. Bel risultato, pensando ai giorni neri di gennaio quando per i 76 dipendenti si prospettava un futuro davvero incerto.
Di loro, 59 lavorano, alcuni sono in cassa integrazione e per gli altri sono state trovate soluzioni concordate. Che l’Eurosak abbia acquisito un’altra luce lo dimostra, peraltro, l’interesse manifestato a più riprese da alcune imprese locali e nazionali, tra cui Coplast di Prato, Faggyt di Ascoli Piceno, Valota di Bergamo, Selene di Lucca e Termoplast di Certaldo. Quest’ultima, peraltro, aveva già formalizzato un’ipotesi di piano industriale che non era stata accettata dal Tribunale di Lucca. Senza dimenticare, poi, gli ex titolari di Eurosak, la famiglia Colombini, che aspettano l’esito del ricorso.
La ricetta Carlesi si è basata su tre punti sostanziali: ricomposizione dei costi industriali, taglio di sprechi e incremento produttività. «Un lavoro certosino – ha spiegato il dirigente – che ha analizzato scrupolosamente impianto dopo impianto e ne ha studiato il miglior rendimento, fino a trovare il punto ottimale sopra e sotto al quale l’azienda non deve andare. Si è trattato di un cambiamento epocale».
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