Attenzione
Un muro più alto per difendere le case dal rio Contesora
Complesso l’intervento per il torrente soggetto alle piene Abitazioni vicinissime, c’era il rischio di minarne la stabilità
LUCCA. A vederlo così, secco e vuoto, sembrerebbe innocuo, un agnellino incapace di far male e seminare panico. Ma è in grado di trasformarsi in un leone. Il rio Contesora, che tocca Santa Maria a Colle e altre frazioni dell’Oltreserchio, è uno degli affluenti del fiume Serchio più temuti.
Fa parte, insieme ad altri due corsi d’acqua, di una zona depressa, solcata da altri corsi d’acqua: un triangolo considerato molto vulnerabile e fragile dal punto di vista idrogeologico. Il Contesora, come dicono i tecnici, rigurgita. Quando il fiume è pieno, l’acqua del torrente non gli va più incontro, rientra. E gonfia nel suo letto, che scorre vicinissimo alle case, alcune delle quali addirittura a neanche a un metro.
Responsabile dell’alluvione del 1992 e di altre piene e calamità che si sono verificate successivamente, la notte di Natale del 2009 aveva occhi e monitor tutti puntati addosso. Ma resse. «Solo perché– spiega l’ingegner Gennaro Costabile, dirigente della difesa del suolo della Provincia - si ruppe l’argine del Serchio, altrimenti non ci sarebbe stato scampo».
Ecco perché nei lavori di messa in sicurezza del fiume un posto particolare e prioritario è stato riservato al Contesora. Che, nel corso di un intervento complesso costato 3 milioni di euro e durato da luglio 2010 e terminato a dicembre 2011, è stato protetto da ottocento metri di muro, rialzato rispetto a prima e rinforzato dal cemento armato, prima inesistente.
«La complessità dei lavori – dice Stefano Baccelli, presidente della Provincia – è stata determinata dalle indagini preliminari che si sono rese necessarie a causa dell’estrema vicinanza delle abitazioni: per costruire un muro così alto si è dovuto procedere al monitoraggio degli edifici, per assicurare che non avessero problemi di staticità».
Le case a ridosso del torrente pongono, tuttavia, una domanda che può essere allargata all’intero Oltreserchio: si è costruito nei luoghi sbagliati? Non sarà stato un caso che Lorenzo Nottolini, padre della regimazione del fiume, avesse destinato a quella zona lo sbocco naturale del fiume in caso di piene.
«Ai tempi di Nottolini - fanno notare Baccelli e Costabile – l’Oltreserchio era disabitato. Ora ci sono le case, quindi bisogna adeguare le infrastrutture idrauliche all’urbanizzazione. Non si può fare diversamente, non serve a niente dire che non si doveva costruire. E le alluvioni qui fanno parlare proprio perché coinvolgono la popolazione. Nel padule di Bientina, per esempio, succedono molti eventi in più, ma là ci sono campi, non case. E noi, oggi, bisogna proteggerle». (p.t.)
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